Attualità, In Evidenza
Festa della Liberazione. Ricordo di Mimmo il partigiano che in Vallecrosia salvò famiglie dai tedeschi
Ci sono storie antiche. Che però hanno un sapore ancora fresco. È la storia del partigiano Mimmo, al secolo Domenico Donesi, morto il 15 novembre 2008. Era di Caviano (Na), Mimmo. E fu lui che, nel 1945, a Vallecrosia, in provincia di Imperia, salvò la vita ai famigliari di Alberto Guglielmi detto ‘Nino’, un altro partigiano che venne trucidato dai tedeschi a Baiardo, nell’entroterra di Sanremo. Tra gli ultimi sopravvissuti della lotta di Resistenza a Vallecrosia, Mimmo – in una notte di gennaio del 1945, remando nel maltempo per 15 miglia nautiche, portò in salvo, in Francia, il padre di Nino, la sorella Emilia e il piccolo fratello Bruno di 4 anni. A quel tempo, con gli Alleati, insediati in Costa Azzurra, le relazioni dei partigiani della Iª Zona Operativa Liguria si intensificarono a dicembre 1944. La riuscita, anche se qualche volta molto rischiosa, dei primi collegamenti, portò il Comando partigiano a chiedere agli Alleati un contatto permanente e una strategia operativa, che consentisse ai partigiani di contare su aiuti soprattutto di armi e di munizioni, indispensabili per gli attacchi ai nazifascisti e per la difesa dai rastrellamenti che gli stessi nazifascisti organizzavano periodicamente.

Nacque così la Missione Kanhemann (o Kahneman o Kahnemann, dal nome del responsabile, dottor Eugenio Kahnemann, di Sanremo (IM), il cui appellativo di battaglia era Nuccia). La supervisione della missione, fu affidata a Nino Curtu, già responsabile dei primi gruppi partigiani della provincia di Imperia, dal 14 giugno 1944 comandante della 9ª Brigata d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, dal 7 luglio 1944 al 19 dicembre 1944 comandante della IIª Divisione “Felice Cascione”, in seguito comandante della Iª Zona Operativa Liguria. Della Missione Kahneman faceva, pertanto, parte anche Alberto Nino Guglielmi. E poi, il tenente Mimmo. Raggiunti gli Alleati, Mimmo e Nino furono ingaggiati dai servizi inglesi, sottoposti a un breve addestramento e preparati alla missione di invio dell’ufficiale di collegamento presso i partigiani della Iª Zona Operativa Liguria, il capitano Robert Bentley, del Soe britannico. Dopo Natale, Nino fu inviato a preparare lo sbarco di Bentley, che avvenne il 6 gennaio 1945, sempre sulla spiaggia di Vallecrosia. Ma Alberto Nino Guglielmi viene ucciso dai tedeschi il 18 gennaio 1945. Ma Mimmo restò in vita. E salvò altre vite. “Negli ultimi tempi, mio padre era molto deluso e demoralizzato non solo per i suoi problemi personali, ma soprattutto per la situazione del Paese – racconta la figlia Giuseppina Donesi -. Osservando quanto sta accadendo in Italia e ricordando la sua esperienza partigiana e la morte del suo amico Nino, ripeteva sconfortato ‘Non so se ne è valsa la pena’”. Sì, tenente Mimmo. Ne è valsa la pena!
“E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno. Scattò il capo e acuì lo sguardo come a vedere più lontano e più profondo, la brama della città e la repugnanza delle colline l’afferrarono insieme e insieme lo squassarono, ma era come radicato per i piedi alle colline. – I’ll go on to the end. I’ll never give up. (Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny).

Alessandra Pirri


