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Femminicidi e infanticidi: dalle molestie alla violenza, un percorso talora evitabile

Febbraio 23, 2021

Nel periodo di lockdown è documentato che la violenza domestica, principalmente sulle donne ma anche su piccoli bambini, è enormemente aumentata. Solo da marzo a giugno 2020 le chiamate al numero verde sono aumentate da marzo a giugno del 119% (Cristina de Rold, Sole 24 ore, 20 agosto 2020).

I maltrattamenti non nascono però all’improvviso: ci sono segnali sporadici prima che siano molto espliciti, segnali che purtroppo chi diviene vittima non riconosce.

I comportamenti dei persecutori seguono un manuale, studiato o più spesso spontaneo, uguale per tutti, muta la dose e la frequenza, ma non le linee guida.

Che sono: isolare, colpevolizzare, umiliare, confondere

I lager ne sono un esempio estremo: l’umiliazione totale (spogliare, radere i capelli, togliere orologi, rimproverare senza motivo reale). L’isolamento: convincere che gli amici e parenti non ti vogliono più, impedire la comunicazione, la lettura, ogni espressione personale. Impedire l’informazione o falsificarla.

La dittatura è un esempio di maltrattamento globale. Il mobbing anche, benché per fortuna molto più sfumato. Quanto alle relazioni personali, soprattutto le ragazze e le donne non devono sottovalutare i primi segnali.  Una frase svalutante, ad esempio, deve essere sufficiente per chiudere immediatamente con un corteggiatore.  Perché una frase rivela l’impostazione mentale, e il suo effetto non deve essere sminuito dall’illusione per successive correzioni.

Così sono sufficienti a troncare la relazione, o meglio neppure iniziarla, i tentativi di isolamento, di allontanamento dagli amici, le gelosie e i controlli, che si manifestano con domande che spesso le future vittime scambiano per dimostrazioni di interesse. Dove vai, dove sei andata. Oppure telefonate a sorpresa, soprattutto serali, che paiono dimostrazioni di affetto e sono invece di controllo.

E segnali di prepotenza sono l’imposizione, ad esempio  di un modo di vestire, sia più sexy o più monacale, oltre che rimproveri, motivati o no, e ostacoli al lavoro e alla carriera, che dimostrano possessività e invidia.

Troppe donne non sono attente. Il prezzo è carissimo.

QUANDO I FIGLI SONO COSE DI PROPRIETÀ

La cronaca riporta di uomini che uccidono compagne e figli. È evidente che i figli non sono tali per costoro che li considerano parte del pacchetto di proprietà esclusiva, cose loro.

Pacchetto di proprietà, in una simbiosi perpetua, anche i figli delle madri che li uccidono. Di solito per una disperazione personale, più o meno oggettivabile. Queste madri non considerano possibile l’esistere dei figli distinto dal loro esistere.  Ma gli assassinii riempiono sempre più la cronaca e leggo troppo spesso anche di figli che ammazzano genitori.

È evidente che sono esseri di limitata comprensione, di azzerata o nulla in partenza empatia, per non parlare dell’etica. Esseri che non sanno pensare, che non posticipano gli impulsi, che non distinguono fra le contraddizioni alle loro pretese e l’attacco al loro povero “io”.

Esseri dai quali dovremmo essere protetti, ma la “giustizia” preferisce calcolare in mesi o anni la punizione, senza contare che finisce la punizione ma non cambia il punito. Una “giustizia” sorda e cieca anche alle denunce per maltrattamenti, troppo spesso ignorate. Giustizia in questi casi colpevole, anche più dei colpevoli, perché tradisce il proprio ruolo.

Anche la scuola ha le sue colpe: la logica, l’educazione, sono di solito all’ultimo posto. So che gli insegnanti hanno delle giustificazioni, perché spesso non sono messi nelle condizioni di insegnare e perché preparazione e verifiche della preparazione sono insufficienti. Però, fra i molti cortei non ne ho visti dedicati a suggerire una istruzione più completa ed adeguata.

Anche le battaglie a suon di insulti che sbucano ad ogni momento da tutti i media propagandano la violenza e l’irrazionalità come mezzo di comunicazione.

Il quadro non è incoraggiante. Almeno, che chi ce l’ha si industri a trasmettere razionalità e prudenza a tutti quelli che incontrano, nella speranza di impedire almeno qualche atto di violenza e crudeltà.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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