Tuesday, September 08, 2026

Attualità

Fabio Benati ‘festeggia’ i suoi primi 40 anni di iscrizione all’Albo dei giornalisti ripercorrendo la sua carriera

Gennaio 17, 2024

Oggi festeggio un anniversario molto speciale: 40 anni di iscrizione all’albo dei giornalisti della Lombardia.

L’ho scoperto quasi per caso, consultando la mia anagrafica sul sito dell’Ordine dopo aver effettuato il versamento della quota annuale per il 2024.

Un’occasione per ringraziare le persone, le colleghe e i colleghi che mi hanno aiutato a crescere e chi, ogni giorno, condivide la mia attività lavorativa a Lombardia Notizie, agenzia di stampa della Giunta regionale della Lombardia.

Il primo grazie va a Gigi Bacialli, il mio primo capo alle pagine dell’economia e degli speciali del Giornale diretto da Indro Montanelli, che credette in me e mi affidò i primi articoli per il quotidiano che, peraltro, leggevo abitualmente. All’epoca ero un collaboratore esterno. In quella redazione lavoravano colleghi del calibro di Marco Varvello, ora corrispondente da Londra per la Rai, e Fabrizio Ravoni, incrociato non molto tempo fa come portavoce dell’allora ministro al Turismo Massimo Garavaglia. E poi c’era Luigi Cucchi, guru dell’informazione su medicina e sanità.

Un altro grazie, per l’amicizia, la stima e l’affetto che mi legano a Lui va a Luciano Genovese che, da direttore responsabile dell’informazione nell’emittente radiofonica RTA Nord Italia, appose la sua firma sulla documentazione che presentai all’Ordine per l’iscrizione all’elenco pubblicisti.

Come dimenticare il direttore del mensile Espansione (economia, finanza e marketing) allora del Gruppo Mondadori, Redento Mori, e l’allora capo redattore Vito Di Dario che mi diceva, dopo aver dato una prima letta all’articolo che avevo consegnato dopo giorni di studio, interviste e spostamenti: “Bene questo pezzo serve per farmi capire che hai capito bene di cosa stiamo parlando, adesso torna a casa e scrivi l’articolo!”. Indimenticabile, quel pezzo su options e futures, swap e call.

Non è più tra noi ma resta nel mio cuore don Tommaso Mastrandrea che, da direttore di Telenova, firmò il mio contratto da praticante nella redazione che curava il telegiornale in cui ho lavorato con passione, entusiasmo, sacrifici, e anche tanti momenti di sana ilarità. Lì diventai professionista, insieme all’amico Paolo Pirovano, compagno di mille avventure, anche extra redazione. Su queste è meglio invocare gli omissis.

Paolo mi presentò a Giuseppe (Peppino) Gallizzi, in quel periodo responsabile delle pagine della Lombardia per il Corriere della Sera, e, insieme, abbiamo frequentato le stanze di via Solferino collaborando qualche volta al giornale con articoli firmati o, più spesso, confezionando brevi senza sigla. Una palestra di inestimabile valore.

E allora come non rivolgere un ringraziamento anche a Peppino, con cui – insieme ad altri colleghi – abbiamo fondato nel 1995 il Movimento Liberi Giornalisti? Con lui abbiamo percorso chilometri di strade per difendere le nostre idee e portarle negli organismi di rappresentanza della nostra categoria.

L’elenco potrebbe proseguire ma sento il dovere di ringraziare voi che state leggendo. Grazie.

In questi 40 anni il mondo del giornalismo ha vissuto profonde trasformazioni, a cominciare dall’introduzione dell’informatica e dei sistemi editoriali nei giornali fino all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per ottenere qualche utile indicazione nella stesura di articoli, servizi, “pezzi”.

Siamo partiti con la lettera 33 Olivetti e oggi scriviamo servendoci degli smartphone.

Quando iniziai, le scrivanie delle redazioni erano di legno, solide, belle, lucide. Negli ambienti in cui si lavorava, il ticchettio prodotto dalle macchine per scrivere era un rumore a cui eravamo così abituati da non farci caso. Nemmeno quando partivano rafficate di tasti, a testimonianza di momenti di grande produttività da parte dei giornalisti.

Oggi le scrivanie sono più moderne e impersonali, ospitano monitor e tastiere, e i rumori sono molto più attenuati.

 E’ cambiato il mondo ma è rimasta grande la passione per quello che si fa: offrire un’informazione corretta, verificata, controllata e con linguaggio semplice in modo che chiunque legga possa facilmente comprendere.

Fabio Benati

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