Un fiume di persone in questo primo fine settimana della tredicesima edizione di Euroflora che terminerà il 4 maggio. Un tempo azzurrissimo e la temperatura mite hanno aggiunto un tocco in più al piacere di ammirare i tappeti di fiori e piante che hanno riempito gli spazi – molto belli quelli all’aperto – del nuovo water front di Genova che di solito è appannaggio della grande nautica.
Questa esposizione riserva anche occasioni per imparare di più e meglio sul mondo verde, in particolare sul valore delle coltivazioni originarie, sulla loro riscoperta, sulla necessità di reintrodurle al posto di quelle importate.
Ci sono, in mostra, esempi già fiorenti come la patata quarantina, tipica delle montagne genovesi, che è stata recuperata nelle sue due varietà la Bianca e la Prugnona, a opera del Consorzio della Quarantina e tra i fiori le rose antiche centifolia i cui petali freschi diventano un ottimo sciroppo.

E c’è chi al recupero ha dedicato anni e anni di studio e ricerca: Marcopaolo Criniti e Marcello Maimone, insegnanti dello storico Istituto Agrario Marsano, hanno impiegato 19 anni prima di presentare il loro volume “Storie di frutta e dintorni” edito da Sagep.
Ecco cosa ci ha detto Criniti
“Il nostro obiettivo è quello di sottrarre all’oblio antiche coltivazioni genovesi come la mela roncadina, propria della Vapolcevera, buona e delicata, quasi scomparsa, oppure la pera du balettu che si trovava anche nella zona di Marassi, quella dello stadio di Genova, e tante altre varietà comprese quelle ai confini tra Liguria e Lombardia una per tutte la mela roncallina della Val Borbera gustosa e duratura.
In tutto abbiamo censito circa 130 varietà che abbiamo catalogato partendo dalla mela limonina coltivata sul monte di Portofino, forse l’unica in grado di produrre bene in zona costiera”
-Ma perché è così conveniente ripristinare queste coltivazioni?
“Sicuramente c’è un vantaggio economico e ambientale. Essendo prodotti originari delle valli limitrofe a Genova sono meno sensibili ai parassiti e quindi non necessitano di trattamenti fitosanitari rilevanti e inquinanti”.
E a proposito di parassiti, ce ne è uno che si sta diffondendo in questo periodo?
“Si purtroppo al coleottero delle palme si è aggiunto il punteruolo del fico che sta decimando le piante di fico della Liguria e della Toscana, attacca la zona basale del tronco, spesso in modo non visibile.
Un vero flagello”.
Alessandra Rissotto



