Wednesday, September 09, 2026

Società

Epidemie, le malattie contagiose sono sempre esistite da quando c’è l’uomo

Aprile 21, 2020

 “Mamma Mia”, possibile che ho preso il virus perché sono lombardo o perché sono cinese? . Dovrò restare in quarantena, non lavorare, non andare a scuola o al cinema, non fare sport e non fare l’amore. “Mamma Mia” le malattie contagiose ”Virus” sono sempre esistite da quando esiste l’uomo. Tanto è rapido e travolgente il diffondersi, quanto sono tardive le cause e il loro diffondersi. Comunque la sensazione è che siano state favorevoli le condizioni del nostro pianeta. In effetti, il clima ogni 500 anni consente il passaggio da una fase all’altra di calore più alto possibile a una di massimo raffreddamento. Così favorendo le grandi epidemie. Sostanzialmente ogni millennio circa, si nota che le pestilenze, ad esempio quelle in età storica, non sempre siano una vera e propria “peste”, bubbonica o polmonare .
Avendo preso atto di queste poche informazioni, possiamo riassumere tutti gli sforzi istituzionali e tutte le misure, che prevede le quarantene, la chiusura di scuole, teatri e musei, le strade vuote, in un’unica intenzione: abbassare il valore di R0, facendo le nostre dolorose rinunce.

Perché quando R0 si abbassa, l’espansione rallenta.

E la diffusione inizia ad arrestarsi.
A partire da quel momento è l’epidemia stessa e non più le persone, a soffocare.

Ricordiamo, a mente che tra VI e V secolo a.C., una peste che fu detta “d’Atene” (o “di Pericle”)…
Quindi, un migliaio di anni dopo, di quella tra VI e VII detta appunto “di
Giustiniano” e quindi, ancora dopo più o meno un altro millennio…
Il terribile ciclo pandemico apertosi verso la metà del Trecento fra 1347 e 1352 – con punte epidemiche violentissime fino al 1630.

Queste due grandi pandemie che furono descritte da Alessandro Manzoni, a metà Ottocento, attraverso una buona documentazione sull’epidemia di Milano.

La nostra storia ci induce a credere che la peste sia una malattia inguaribile, una epidemia che contagerà tutti senza trascurare nessuno…

Non ha nulla a che vedere con infinite altre affezioni, non meno pericolose, che si sono abbattute sull’umanità in tempi moderni…

O che soltanto allora sono state riconosciute come tali: il colera, il tifo, il vaiolo, la cosiddetta “spagnola”.

L’abitudine o meno poteva essere determinante: se ci si “vaccinava” si guariva, mentre chi non aveva passato tale trafila non ce la faceva.

Nell’America latina del Cinquecento una malattia contagiosa, poco mortale come il morbillo, che colpiva i bambini ma che di solito passava, era tollerata con tranquillità dagli spagnoli che ne erano appunto “portatori sani”, ma faceva strage tra gli indios…

Le capacità di nuocere di queste affezioni, o quella degli esseri umani di resistere o meno ai loro effetti, sono misurate con differenti fattori, primi fra i quali le difese fisiologiche e fisiche di ciascun individuo e che possono essere valorizzate o compromesse da molteplici fattori…

L’età, la salute, le generali condizioni di vita e d’igiene, i livelli di maggiore o minore densità demografica nei quali ciascuno di noi vive; e ovviamente anche i fattori socioeconomici..

Quel che comunque colpisce quando una società è colpita da una malattia epidemica, in maniera incerta e sporadica… in un primo momento si tende a sottovalutarlo o a negarlo.

Poi, quando il virus si diffonde, si genera nelle arre limitrofe e luoghi un’ansia sempre maggiore, che può giungere a livelli d’isteria collettiva.
In questi casi succede di tutto.

La ricetta, in fondo, è sempre al stessa, se si è sani, bisogna evitare le occasioni di probabile contagio; se si è ammalati fare di tutto per guarire.

Come al solito, il pericolo maggiore e il danno peggiore sono la perdita di lucidità mentale, di razionalità, di coraggio, di speranza.

Ma soprattutto,anche il rischio economico sociale.
Tutto passa, vedrete che passerà anche il coronavirus, pur ammesso che davvero sia la peste del XXI secolo.

Mauro Lo Sole

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