E’ morto il giornalista Ranieri Orlandi, grande cronista del Corriere della Sera, degli anni ’70, ’80 e ’90. Aveva 80 anni, lascia la moglie e due figli. Una notizia che ci rattrista per la perdita di un amico, una persona perbene.
Ci piace ricordarlo con l’articolo che Gian Giacomo Schiavi scrive sul Corriere:
“Il fumo era nebbia nello stanzone della vecchia cronaca e la nuvola più grande veniva quasi sempre dalla sua scrivania, dove si accartocciavano i fogli strappati dalla macchina da scrivere per trovare l’attacco dell’ultimo pezzo. È difficile immaginare Ranieri Orlandi lontano dalla sua sigaretta ed è ancora più difficile immaginarlo lontano dall’avventurosa caccia allo scoop, tra sequestri, rapine, agguati e omicidi nella Milano malavitosa di Turatello e Vallanzasca.
Faceva parte della «nera», quella che tra gli anni Settanta e Ottanta giganteggiava al Corriere con la copertura h24 e un cronista addetto a ogni possibile fonte: questura, stazione, commissariati, aeroporti, ospedali, Fiera… A lui erano toccati i carabinieri, e lentamente all’Arma e a quella divisa che profuma di onestà si era affezionato, fino a sentirsene parte. Per anni in redazione è stato il nostro «colonnello». Poi con i meriti sul campo è diventato generale, «il generale Orlandi».
È stata una fortuna lavorare con lui, apprezzare la sua lealtà, il suo stile: sembrava uscito da un romanzo di Scerbanenco. Ai più giovani ha insegnato il mestiere, ha fatto da tutor. Per avere conferma di una notizia era capace di andare tutte le mattine davanti all’asilo dove un ufficiale dei carabinieri portava il figlio: un saluto, un caffè e finalmente un «ok» che voleva dire la prima pagina. Elogiava e incoraggiava i cronisti tenaci, quelli che non mollano l’osso. A molti di loro ha insegnato la tecnica della cronaca nera: scrittura asciutta, nuda essenzialità dei fatti. E poi, diceva, bisogna sempre essere sul posto: vedere per raccontare. Fu lui la sera del 17 febbraio 1992 a confermare la notizia dell’arresto di Mario Chiesa dalla caserma di via Moscova. La fonte deve essere inappellabile: era la sua regola. Valeva ieri, ma vale anche oggi: per un giornalista la fonte non puo essere in cielo, in terra e in ogni luogo…
È sempre triste salutare un collega e un amico. Ranieri Orlandi aveva 80 anni. Lascia la moglie e i due amatissimi figli. Il Corriere è stato la sua vita. Noi gli abbiamo voluto bene”.
Foto ripresa dal Corriere della Sera


