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Dopo l’ultima dimessa della Terapia intensiva del Bassini di Cinisello il dottor Angelo Pezzi dice: “Grazie a tutti i miei collaboratori, adesso si torna alla vita”

Giugno 02, 2020

Lo scorso 25 maggio è stata una data importante per l’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, come qualche giorno prima lo era stato per il vicino Ospedale di Sesto San Giovanni: l’ultima malata di Covid-19 ha lasciato la Terapia intensiva per essere trasferita nella normale degenza. Ne parliamo con con il dottor Angelo Pezzi, direttore del reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo.

In Terapia intensiva non c’è più nemmeno un malato di Covid. Come si sente?

“Poco per volta si sta tornando alla vita. Non posso che esserne sollevato e soprattutto grato a persone speciali come i miei collaboratori. Il mio primo pensiero va a loro: sono stati eccezionali nel gestire questa situazione. Ho scoperto aspetti della loro professionalità che non avrei mai immaginato. Hanno svelato risorse inaspettate, un’energia e una dedizione senza pari. In questa tragedia, perché di questo si è trattato, hanno dato il meglio di sé, con potenzialità che nella routine non sempre venivano alla luce. Sicuramente abbiamo imparato molto, ne faremo tesoro anche per il futuro“.

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Angelo Pezzi

L’emergenza vi ha colti di sorpresa?

La contagiosità di questo virus ha colpito un po’ tutti. Abbiamo reagito cercando di attrezzarci al meglio in tempi brevi. La Terapia Intensiva è stata trasformata in Reparto Covid passando da quattro a sei letti, quindi nel blocco operatorio è stata attrezzata una seconda unità da sei letti, poi una terza sempre da sei letti nel blocco operatorio e infine una in Unità Coronarica, da quattro. In totale abbiamo potuto mettere a disposizione 22 posti letti di Terapia intensiva solo per Covid”.

Come funziona, adesso, la Terapia intensiva del Bassini?

C’è stato poi il percorso inverso. A mano a mano che i casi di Covid-19 che richiedevano assistenza particolare diminuivano, abbiamo iniziato a ripristinare prima il blocco operatorio in vista della ripartenza dell’attività chirurgica elettiva a metà giugno. Al momento, con la dimissione dell’ultima paziente, anche la Terapia Intensiva potrà tornare a essere dedicata all’attività ordinaria, rivolgendosi a coloro che in pandemia non hanno potuto essere curati. Stiamo iniziando ad affrontare finalmente anche le patologie non urgenti, che sono state per forza di cose procrastinate. Adesso in ospedale ci sono percorsi sicuri, quindi ci si può accostare in piena fiducia”.

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Terapia intensiva del Bassini di Cinisello Balsamo

Ci sono ancora persone ricoverate per Covid-19, anche se non più in Terapia Intensiva?

Sì, in ospedale c’è ancora qualche malato di Covid, ma nessuno di essi richiede trattamenti intensivi perché, pur avendo sviluppato la polmonite, non ha avuto insufficienza respiratoria. Quando infatti compare insufficienza respiratoria da Covid-19, una persona deve restare per almeno 20 giorni in Terapia intensiva. Al momento, i malati di Covid non sono molti, sono sempre meno e nessuno in gravi condizioni”.

Chi è stato dimesso ed è tornato a casa, come sta?

“In persone con patologie come ipertensione, cardiopatie, diabete, l’infezione ha provocato un aggravamento delle condizioni generali, perché il Sars-Cov-2 causa danni, oltre che ai polmoni anche al sistema cardiovascolare. In questi casi il recupero è stato più lungo, con fisioterapia, necessità di seguire una alimentazione corretta, ripresa di un movimento graduale, anche solo camminando un po’ in casa e facendo semplici esercizi di ginnastica. Il corpo umano, infatti, è progettato da madre natura per muoversi e le persone che sono rimaste a lungo a letto hanno perso un po’ di massa muscolare. Inoltre, lo stare a letto a lungo, in immobilità, diminuisce l’attività del sistema immunitario e questo favorisce l’insorgenza di infezioni”.

E quando una persona non aveva particolari malattie?

“È stato il caso della maggior parte dei ricoverati per Covid. Chi non aveva patologie pregresse si è ripreso meglio ed è potuto tornare alla vita di tutti i giorni, ovviamente senza imporre sforzi all’organismo debilitato e dopo essersi sottoposto ai controlli per accertare la completa mancanza di contagiosità”.

Se dovesse verificarsi una seconda ondata, come la affrontereste?

Ogni ospedale ha messo a punto un “piano di ritorno” in cui si dichiara quanti letti sarebbero disponibili e in quanto tempo per una eventuale seconda ondata. Nel nostro caso, nel giro di 24 ore saremmo in grado di riaprire altri sei letti per la Terapia Intensiva, oltre ai sei sempre presenti e poi di attrezzarne altri sei. Nel giro di 72 ore disporremmo di 18 posti letto per la nuova emergenza, perché sappiamo come attrezzarci in tempi brevi e in modo efficiente”.

Roberta Raviolo

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