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Didattica a distanza, l’incredibile incompetenza e non lungimiranza di chi dovrebbe provvedere
Riconosco e lamento gli svantaggi che la didattica a distanza infligge ai ragazzi, e non li sto ad elencare perché già se ne parla non poco. Riconosco e lamento l’incredibile incompetenza e non lungimiranza di chi dovrebbe provvedere. Detto ciò, lamento l’irrazionalità, oltre alla ben nota generale incapacità ad educare, da parte di genitori, bisnipoti e nipoti del ’68. Che sponsorizzano la vittimizzazione degli scolari, e dimenticano che quando la scuola c’era non mancavano manifestazioni, più o meno giustificate, più o meno scusa per un dì di vacanza, cantate e suonate da fanciulli incompetenti tanto da poter andare al governo, che manco sapevano perché fossero in corteo. Invece questa è un’occasione per rendere più responsabili i giovani, che di quanto possono cavare della didattica a distanza (e anche dai libri che non mancano se li si vuol leggere o studiare) dovrebbero far tesoro, molto tesoro.
Lo sanno quanti a differenza di loro sono disperati perché quasi – per ora – alla fame? Quanti hanno chiuso le attività, quanti non hanno stipendio da un anno, ad esempio gli stagionali? Quanti, anche bambini, in altri periodi sono stati costretti a elemosinare e a cercare qualunque espediente per dar da mangiare alla famiglia? È anche un’occasione questa per studiare la storia, che i più non conoscono. Devono rendersi conto, gli scontenti allievi, che frequentandosi, sia all’uscita delle scuole, sia negli incontri fra amici, contagiano, e tanti hanno contagiato, le loro famiglie! Ai figli non si danno vere responsabilità da molto tempo, e se ne vedono i risultati. Ai figli non si sono richieste rinunce e sforzi di volontà, e si vedono i risultati. Ora è il momento: che si diano da fare ad aiutare chi è solo in casa, a collaborare almeno non lamentandosi e studiando più di prima, e che si rendano conto che la salute è anche in mano loro. Che non hanno sempre gli stessi diritti, e che nei momenti di difficoltà sta anche a loro collaborare il più possibile. E che comprendano quante fortune hanno avuto e ancora hanno.
Questo non riguarda “tutti” i genitori né “tutti” i ragazzi. Ma una parte consistente, sì!
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


