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Cyber Knife: un’arma formidabile contro i tumori. Ce ne parla la prof. Nadia Di Muzio direttore della radioterapia del San Raffaele di Milano
Quando si parla di radiazioni è quasi scontato pensare ai devastanti effetti provocati dagli incidenti nucleari da Chernobyl a Fukushima, ma piano piano anche i profani hanno capito che, nel campo della salute, la radioterapia può essere uno strumento formidabile contro le patologie oncologiche.
Già nel 1994, nella cittadella dell’ospedale San Raffaele di Milano, fondato da don Luigi Maria Verzè, fu introdotta una modernissima apparecchiatura chiamata Gamma Knife in grado di trattare i tumori cerebrali e quelli della prima parte del midollo spinale con l’utilizzo di raggi gamma.

Oggi è quasi “preistoria” oggi c’è Cyber Knife, potente alternativa al bisturi in diverse tipologie di malattie oncologiche, metastasi comprese.
Ne abbiamo parlato con Nadia Di Muzio, direttore del reparto di radioterapia dell’ospedale San Raffaele
-Professoressa quando è cominciata l’era di Cyber Knife?
“Noi abbiamo cominciato a usarla una decina di anni fa, è una radioterapia che ci consente di trattare tutti i distretti del corpo, quindi non solo il cervello, come con Gamma knife, ma i polmoni, il fegato, la mammella, la prostata, l’addome, il colon, il retto”.
– Un campo d’azione molto più vasto rispetto al cervello ma, forse più complicato?

“Sì, è così, perché gli organi che ho citato sono organi mobili, soggetti cioè a movimenti e, fino ad ora, questa è l’unica apparecchiatura in grado di centrare il bersaglio, la lesione oncologica, tenendo conto dei movimenti legati al respiro, come nel caso dei polmoni, oppure, per altre parti del corpo, del movimento di organi contigui”.
– Dunque come procedete?
“Prima del trattamento si fa una tac di centratura per acquisire immagini dell’area da irradiare, successivamente facciamo indossare al paziente una sorta di t shirt dotata di rilevatori che ci dicono quale è la frequenza e il ritmo del respiro, dati fondamentali per centrare con estrema precisione il bersaglio da irradiare con una tolleranza di appena due millimetri.
– È una procedura invasiva o dolorosa?
“Niente di tutto questo. Dura mediamente dai venti ai trenta minuti durante i quali si chiede al paziente di restare sdraiato, fermo il più possibile”.
– Ma allora perché si parla poco di Cyber Knife?
“La mia opinione è che questa disciplina è poco conosciuta, poco valorizzata, poco sponsorizzata e poco capita dagli stessi colleghi anche se i risultati sono innegabili . Tenga conto che oggi il settanta per cento dei pazienti con lesioni oncologiche viene sottoposto a radioterapia e che,i n molti casi, si riesce ad evitare l’intervento chirurgico, ultimamente,ad esempio, abbiamo ottime risposte nei casi di tumore della prostata. Certo, lei può capire che un po’ di antagonismo con gli specialisti della chirurgia si è creato!”

Alla fine del nostro incontro, la professoressa Di Muzio, signora evidentemente amata dal suo gruppo di collaboratori, dieci in tutto, ci ha mostrato Cyber Knife: nell’ampia stanza al piano meno 2 dell’ospedale, campeggia il braccio robotico che, grazie ad una tecnologia fantascientifica, è in grado di guidare con estrema precisione, i tessuti sani non devono essere coivolti, l’acceleratore lineare sul bersaglio tumorale da colpire utilizzando la corretta quantità di radiazioni.
La prof Di Muzio ne parla con passione e con un sorriso dice: “la radioterapia è veramente democratica nel senso che tutti la possono fare anche chi, malato oncologico, soffre di altre patologie che potrebbero essere pesanti ostacoli nel caso di terapie diverse”.
Alessandra Rissotto



