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Coronavirus: “Ripartiamo dalla comunicazione, e ai bambini raccontiamo favolette carine” afferma la psicoterapeuta Federica Mormando
È fiorito l’albero una cascata di fiori bianchi. Accidenti, ogni anno lo curo giorno per giorno e appena sbuca un fiore sono tutta contenta, perché è primavera, anche se sia è sottozero. Quest’anno me ne sono accorta per caso…È l’atmosfera, quella di Milano, delle poche facce sopra a imbacuccati, l’alone di angoscia che è calato su tutto. E anch’io, che mi credevo immune (dall’atmosfera) ci sono cascata. Un trillo di gioia perduta, senza frutti.
In fondo potremmo sorriderci anche da non vicino, potremmo sentirci uniti tutti da questa vicenda che ci terrà al verde – non primaverile – per un bel po’, in fondo le librerie sono aperte, per leggere, le bocche pure, per parlarsi. Invece in questa illusione di stabilità non ancora scalfita dalle aziende che chiudono, non siamo più in grado di vivere gli imprevisti. Viviamo come se il futuro fosse programmato dalle agende e gli imprevisti dalle assicurazioni. Viaggi e hotel lì sulle mail anche da un anno, e sento dovunque dire” già pagato”. Vero, anche il mio hotel per il salone di Ginevra, annullato giusto oggi, anche gli interventi ai convegni, eccetera.
Scorte come se fosse una guerra. Ma la guerra credo unisca un po’, contro il nemico comune. Invece questo è un nemico che divide. Alle stelle gli smartphone, che di virus ne hanno a iosa ma d’altro tipo. Si potrebbe parlare. Peccato che verifico continuamente che non ci si capisce, la comprensione del testo manca anche se è parlato. Sono tanti e non solo ragazzi che non sanno comunicare in modo comprensibile, abituati a frammenti di frase che ognuno può interpretare alla selvaggia. Questo sì che è isolamento, ma inconsapevole.
Quindi: usiamo le reclusioni casalinghe per capirci. Ad esempio fare domande: cosa intendi dire? Spiegami bene…E visto che i bambini sono a casa, leggiamo loro favolette carine, e chiediamogli di raccontarle, inducendoli a farci a voce i riassunti, fatti bene, quelli che in altri tempi si facevano fin dalle elementari. Quelli che permettevano poi di studiare, comunicare, scrivere. E chiediamo di motivare le asserzioni. E se i bambini e magari anche i genitori non lo sanno fare, chiediamo aiuto, qualche vecchia maestra c’è ancora.
Ripartiamo dalla comunicazione, che la facoltà poco serve se manca il prima.
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


