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Coronavirus, lo strano documento dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva riguardo gli anziani
L’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva ha stilato un documento, in vigore dal 20 marzo, anche se ufficialmente non ancora adottato. Il titolo è preciso: «Triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse».: «Al livello B, indisponibilità di letti in terapia intensiva, non andrebbe fatta alcuna rianimazione cardiopolmonare».
Ecco le tipologie di pazienti destinati a non essere ricoverati in Terapia Intensiva: «Età superiore a 85 anni. Età superiore a 75 anni accompagnata da almeno uno dei seguenti criteri: cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1 (con malattia cardiaca con conseguente leggera limitazione dell’attività fisica. Stanno bene a riposo. L’attività fisica ordinaria provoca affaticamento, palpitazione, dispnea o dolore anginoso) e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi». A livello A, cioè letti in Terapia Intensiva disponibili ma risorse limitate, i criteri per non essere ammessi alla rianimazione sono più gravi. Tra gli altri: «Arresto cardiocircolatorio ricorrente, malattia oncologica con aspettativa di vita inferiore a 12 mesi, demenza grave, insufficienza cardiaca di classe NYHA IV, (Pazienti con malattia cardiaca con conseguente incapacità di svolgere qualsiasi attività fisica senza disagio. I sintomi di insufficienza cardiaca o sindrome anginosa possono essere presenti anche a riposo. Se viene intrapresa qualsiasi attività fisica, il disagio aumenta) e malattia degenerativa allo stadio finale».
Non è chiamare eutanasia, ma assassinio.
In Italia non si è giunti a tanto, in marzo ho visto medici piangere per la mancanza di posti. Ma ricorreva e ricorre la frase “beh era anziano, beh aveva altre patologie…”. Quindi, la sua morte non è poi cosa grave.
Consumismo sfrenato? Che fai di un vecchio mobile? Lo butto! E di una macchina lenta? Non la compro! Si va smarrendo il valore della vita in sé, seppellendo la percezione dell’altro in una vergognosa stupida superficialità e in odioso narcisismo. Il documento svizzero e quelle voci itale, sentenziano che non importa se muore qualcuno che ha una “speranza di vita” (e quante volte le prognosi sbagliano!) di un anno. Ma un anno, un attimo, hanno un valore che può essere immenso. Pensando a quante cose succedono in un anno, quei giudici di morte non vorrebbero privarsene!
Rottamando i vecchi perché (forse) poco tecnologici, si dimentica che pensiero, amore ed esperienza non stanno in una chiavetta. Rottamandoli perché non funzionano bene come una volta o come noi, scordiamo che la velocità e l’efficienza non sono gli unici valori. E si dimentica che ai vecchi genitori, zii, amici, si può voler bene, a prescindere dalle prestazioni contemporanee.
Fa paura, un mondo in cui la data di nascita può decretare quella di morte, fa paura un mondo in cui può essere scontato dimenticarti proprio quando hai più bisogno. In cui anche chi ti ama è reso impotente. Dovrebbe far paura anche a chi è (ancora) giovane, e non sto a spiegare il perché.
Federica Mormando

psicoterapeuta e psicanalista


