Ai tempi del Coronavirus fare la spesa è diventato problematico. Nonostante le norme da rispettare siano ormai ben chiare, ancora molta, troppa gente affolla i supermercati creando file immense. Interi isolati pieni di persone. Forse in giro c’è la credenza che siamo nel bel mezzo di una carestia e che da un momento all’altro moriremo di fame. Chissà. Fatto sta che troppa incoscienza alberga nelle menti delle persone. Non tutte, per carità. Gran parte di esse, a dire il vero, sta mantenendo un comportamento esemplare. Ma una gran fetta della popolazione, forse annebbiata dalla paura o, peggio ancora, semplicemente irresponsabile, non segue una condotta adatta alla situazione di emergenza. E’ vero, il decreto non vieta di uscire di casa per recarsi al supermercato. Ma è altrettanto vero che non è necessario andarci per rifornirsi quotidianamente. Altrimenti non si sarebbe dichiarato lo stato di emergenza fino a luglio e tutte le attività commerciali sarebbero rimaste regolarmente aperte. Sono proprio di questa mattina le immagini che ritraggono una moltitudine di persone accalcarsi nei pressi di un negozio di una famosa catena alimentare. Si passa da un estremo all’altro. Gente che esce dal supermercato con una decina di prodotti nel carrello e gente che, invece, lo riempie come se si dovesse preparare ad un’improvvisa guerra. Che siano le 8 o le 20 non fa distinzione. La situazione rimane la medesima. Non c’è rimedio. Bisogna armarsi di tanta pazienza e aspettare, aspettare e ancora aspettare. E tra uno sbadiglio e l’altro dettato dall’attesa, forse, alla fine, si riesce a comprare qualcosa. Ma il problema non riguarda solo i supermercati. Le stesse scene sono visibili quotidianamente anche nelle panetterie, nelle macellerie e nelle edicole. Per non parlare poi di coloro che vanno in giro solo per prendere una boccata d’aria perchè stufi della quarantena. Bisogna rendersi conto che tutto questo non è un gioco. Non saranno una mascherina e il rispetto delle distanze di sicurezza a salvarci. Le strutture sanitarie del Paese sono al collasso. I contagi crescono. Tante sono le persone ricoverate in terapia intensiva. 3732 per la precisione. Per non parlare poi dei decessi, saliti a 9134. Numeri che devono far riflettere ed invitare tutti a rimanere a casa salvaguardando se stessi e il prossimo. Il virus colpisce tutti. Giovani, vecchi, ricchi, poveri, uomini, donne. Non fa distinzione. E’ ora di smetterla con la storiella del “tanto il Coronavirus prende solo gli anziani”. I dati parlano anche di giovani vittime. E’ di questi giorni la notizia del decesso di una ragazza di 16 anni, residente in Francia. E’ la vittima più giovane dall’inizio dell’epidemia. Ma anche in Italia si è assistito a casi simili. Come quel ragazzo di 26 anni, originario di Forlì, che ha perso la vita per colpa del morbo. Per non dimenticare poi quel diciottenne ricoverato a Cremona in terapia intensiva. Ma poi, anche se questo virus risultasse letale solo per gli anziani, loro non sono esseri umani? Non vanno preservati come tutti gli altri? “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca” recita un azzeccato proverbio africano. Dimostriamo umanità e vicinanza rispettando le regole. Non basta cantare tutti insieme l’inno di Mameli affacciandoci dai balconi. Si tratta sicuramente di un gesto di importante solidarietà ma non indispensabile ai fini dell’emergenza sanitaria in corso. Basta creare inutili file. Accendiamo tutti il cervello. Torniamo sulla Terra. E stiamo a casa. Usciamo solo se strettamente necessario. Altrimenti sarà difficile porre fine a questo terribile incubo.
Diego Mandarà


