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Convivere col virus, standone ben lontano

Aprile 17, 2020

È un caso di cronaca il signor Domenico Finazzo, palermitano benestante di 62 anni, che si è fatto trovare sulla spiaggia di Mondello a prendere il sole; è intervenuto persino un elicottero dei carabinieri, e gli è toccata una multa di alcune migliaia di euro. Lui, imperterrito, dice che pagherà, anche tutti i giorni, convinto di non fare nulla di sbagliato. Il senso comune ci dice che ha ragione chi lo stanga: se la passasse liscia lui, in tanti lo imiterebbero e addio misure di contenimento.

Eppure, a stretto rigor di logica, è vero che stando in spiaggia in quel modo non produce rischi per gli altri. Come è vero che se una persona si chiude in macchina e viaggia da un punto all’altro d’Italia per raggiungere una propria casa, e resta lì dentro, non fa niente che aumenti il rischio di diffusione del virus.

Invece a marzo si è stabilito che non fosse permesso spostarsi: si trattava di fermare la fuga verso il Sud che si era scatenata alla vigilia della chiusura generale, con il pericolo che il contagio si trasferisse in modo massiccio verso aree del paese ancora indenni, o comunque poco coinvolte nella pandemia del Covid-19. Poi, a partire dal 22 marzo, è arrivato anche il divieto di spostarsi da un comune a un altro, se non per necessità urgenti o pendolarismo per ragioni di lavoro.

Tutto quasi pacifico, e accettato di buon grado dalla stragrande maggioranza degli italiani. Però il lockdown era inizialmente previsto per un paio di settimane, e adesso ha superato il mese; al 4 di maggio sfiorerà i due. Provvedimenti di emergenza sono plausibili, purché transitori. In democrazia un divieto deve basarsi su fondamenti certi: non puoi fare questo perché costituisce un pericolo per la collettività. Ma se io rispetto distanziamenti e norme di cautela, il pericolo non c’è. Oggi le multe si basano su un concetto traballante: l’autorità – comunale, regionale, nazionale – ha sancito un divieto; tu non hai osservato l’ordine, e quindi sei sanzionabile. Questo vale nei regimi autoritari, in democrazia no.

Tutti sappiamo che dovremo “convivere col virus”: in attesa di farmaci di sicura efficacia o vaccini, il 2020 trascorrerà in condizioni speciali di allarme: riprenderemo a fare molte cose, ma in condizioni tali da non favorire nuove fiammate di contagi. La ripartenza di cui si ragiona in questi giorni dovrebbe essere basata su un criterio rigido, ma semplice: chi non rispetta norme di sanificazione degli ambienti (fabbriche, uffici, negozi e supermercati, comunità) e di distanziamento e protezione delle persone, crea rischio per sé e per gli altri; quindi deve essere represso. Chi invece rispetta tutte le misure di sicurezza, e si sottopone a controlli e verifiche, non commette nessuna irregolarità. Se la misura di tutto è la salvaguardia della salute, individuale e collettiva, questo dovrebbe essere più che sufficiente.

Marco Volpati

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