Wednesday, September 09, 2026

Cronaca

Continua il referendum on line “Sì, aboliamo la caccia”

Ottobre 06, 2021

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali”. (Mahatma Gandhi). Ed è possibile, fino al prossimo 20 ottobre, firmare il referendum on line “Sì, aboliamo la caccia”. Presenti anche diversi banchetti in molte città italiane. In più, è possibile firmare la petizione in alcuni comuni del nostro Paese. Perché il Comitato contro la caccia, profondamente sensibile alla questione, vuole far sentire a gran voce il proprio dissenso verso una pratica che ormai è obsoleta. “La caccia, ogni anno, comporta l’eliminazione di decine di milioni di esseri senzienti e incolpevoli – si legge sul sito ufficiale -. Decine di vittime umane (tra morti e feriti) a seguito di incidenti, uno sperpero di decine di milioni di euro di soldi pubblici per il ripopolamento degli animali selvatici, interessi economici dell’industria delle armi, incalcolabili danni ambientali e alla biodiversità. Fermiamola!”.

E la caccia ha origini antiche. Romolo e Remo andavano a caccia spinti soltanto dalla necessità di procurarsi il cibo quotidiano: lo racconta lo scrittore romano Livio. La caccia, vista come limitazione del numero degli animali e conseguente protezione dei boschi e dei campi coltivati, era nelle mani di cacciatori professionisti reclutati nella cerchia degli schiavi. Soltanto con la sottomissione della Grecia, nel II secolo a.C., i romani conobbero i piaceri della caccia sportiva. Polibio ci informa che il primo romano a manifestare una passione venatoria fu Scipione, il distruttore di Cartagine, che imparò la caccia in Macedonia e la portò a Roma. Da questo momento, l’attività venatoria si diffuse nella classe senatoria anche se, in realtà, un generale sentimento di disapprovazione nei suoi confronti prevaleva ancora nel I secolo d.C.; infatti, la caccia era considerata un passatempo frivolo praticato con inutili sforzi fisici e poco supporto mentale. 

“Meraviglioso come lo spirito sia eccitato dall’attività e dai movimenti del corpo; poi i boschi tutt’intorno, la solitudine e lo stesso perfetto silenzio che la caccia esige, favoriscono una grande eccitazione del pensiero”, scriveva Plinio il Giovane raccontando una sua esperienza, quando aveva catturato tre cinghiali. Vero però che Plinio si metteva tranquillamente seduto presso le reti, meditava, scriveva e solo per caso i cinghiali s’impigliavano nelle maglie; di una vera e propria caccia non si può certo parlare, almeno secondo quello che intendiamo tradizionalmente. I romani nobili e ricchi della prima età imperiale, tendevano a condurre una vita sempre più comoda e confortevole; così la caccia sportiva non assunse mai il valore educativo che ebbe presso i greci. La situazione cambiò con gli imperatori spagnoli Traiano e Adriano, che andavano letteralmente pazzi per la caccia e il fatto non sorprende neanche un po’, visto che la Spagna, come la Gallia e tutto l’Oriente, disponeva di enormi zone venatorie ricche di selvaggina. Il giovane Adriano a quindici anni fu mandato per il servizio militare nella sua terra natale in Spagna, dove si dedicò – si racconta nella Historia Augusta – “con tanta passione alla caccia da giungere a riceverne biasimo”. 

Anche nell’Alto Medioevo la caccia era, per la popolazione, uno – se non il principale – dei mezzi d’approvvigionamento del cibo. Per i nobili costituiva invece un vero e proprio rito e un modo per allontanare l’ozio. La selvaggina di piccola taglia, lepri e conigli, era abbattuta usando arco e balestra, ma in genere venivano praticati due tipi di caccia: la “venatio clamorosa” rumorosa con cani e corni (una sorta di monteria), e la “venatio placita” silenziosa con falconi e reti. Dal 6° sec. gli aristocratici si riservarono tecniche, territori e prede peculiari. Agli uomini di chiesa era consentita solo la caccia silenziosa, così come al popolo quella con reti e trappole. Vennero create riserve venatorie subordinate al consenso del re, ogni nobile o monastero possedeva la sua dove era permesso cacciare anche ai coloni, previa autorizzazione e pagamento in denaro o parte degli animali catturati.     

E oggi il Comitato contro la caccia torna in campo per dire no. E lo fa coinvolgendo i cittadini. Il link del referendum,  https://www.referendumsiaboliamolacaccia.it, quindi, continua a raccogliere le firme di tutti coloro i quali ritengono giusto aderire.

Alessandra Pirri

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