Un benvenuto con una scritta. E Oliveri si racconta. Si tratta della scritta di Oliveri, donata dall’Ente Fiera Oliveri della famiglia D’Amico. Inaugurata il 1 agosto scorso, lo stesso giorno in cui la Fiera di Oliveri ha, anche per quest’anno, tagliato i nastri di partenza dell’evento che andrà avanti per tutto il mese, la scritta è posta all’entrata del paese. Lunga 10 metri e alta 1.70, è un modo gentile e raffinato per dare il benvenuto ai visitatori, soprattutto in un momento storico così particolare. Una richiesta, quella della scritta, voluta fortemente dall’amministrazione comunale, dopo l’insediamento.

“Sono emozionato – afferma il sindaco Francesco Iarrera -. E sono anche onorato. È stato un lavoro intenso. Portato avanti con tante difficoltà. I sogni vanno realizzati, e noi non ci fermiamo. La strada è lunga. Ma, insieme, io e i miei ragazzi raggiungeremo obiettivi importanti”. Una scritta, quella di Oliveri, che sorge in un posto strategico, in modo da accogliere il visitatore sullo stile delle grandi capitali europee. Ma una scritta che doveva anche essere unica. Inimitabile. Così, dalla collaborazione tra l’architetto Francesca Ravidà, e l’artista internazionale Amedeo Forlin, decoratore, scultore, creativo, nasce il progetto. “I miei lavori sbocciano dalla passione di rivisitare i decori siciliani con toni moderni e vivaci – afferma Amedeo Forlin -. Quando ho iniziato questo lavoro, si pensava di decorare le lettere, ma al committente piaceva il mio modo di raccontare la Sicilia. Quindi abbiamo pensato, insieme, di raccontare Oliveri”.

E la scritta rappresenta pertanto Oliveri. La sua storia. La sua natura. Il suo essere culla del tempo. Ed ecco allora, tra le lettere, lo svirgolare dei personaggi, delle tradizioni, delle usanze, dei lavori. Il tutto, incorniciato nell’immagine naturale del paese. Perché la scritta Oliveri, è icastica. La O si rifà alla tradizione del mare, la pesca dei tonni. La L raffigura il paesaggio che rappresentava la costa quando la tonnara era ancora attiva. Una distesa di centinaia di ancore. Immagine ormai rimasta solo nelle antiche foto o in qualche cartolina. La I riguarda la tara dell’uva, poiché Oliveri era ricco di vigneti. La V è il luogo stesso, con i due elementi che lo proteggono, come una sorta di genius loci: il castello e il santuario del Tindari. La E rappresenta uno degli antichi giochi marinari, la ‘ntinna a mari, in cui i marinai e i pescatori dovevano camminare su una trave di legno (‘ntinna), ricoperta di sivu, grasso animale, e prendere la bandiera. Un gioco, quello della ‘ntinna a mari, riscoperto da poco e riproposto dall’Associazione Cirano. La R, racconta invece un aspetto della vita quotidiana, la raccolta delle olive, che vedeva le donne impegnate in quella attività. Infine, la I ripropone di nuovo il paesaggio. Il porto naturale del Golfo. La riserva. Il promontorio.

“È così che l’abbiamo fortemente voluta – afferma l’architetto Francesca Ravidà -. Forse, esagerando anche un po’ con le dimensioni. Conoscevo la bravura di Amedeo, e il suo modo, unico, irripetibile, di rappresentare la sicilianità”. Un sorprendente biglietto da visita dal grande impatto visivo, quindi. In una modalità originale, divertente, comunicativa, raffinata. A tratti, spiritosa.
Alessandra Pirri


