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Come nel 1848, durante le Cinque Giornate di Milano. Milano nostra, resisti!

Marzo 18, 2020

19 marzo 1848, ore 5 pomeridiane […] Le vie di Milano sono come morte, nessuna bottega, nessuna porta si è aperta per tutto il giorno, e mi sono visto costretto a procurarmi la carne necessaria facendo uso di grossi reparti di soldati. Per fortuna sono stato avvisato ancora in tempo che la carne era avvelenata: altrimenti una sciagura immensa si sarebbe abbattuta su di noi, poiché si trovò effettivamente che parecchia carne era avvelenata.“ (Josef Radetzky)
Milano chiusa. Milano deserta. Anche se la metropolitana va ancora. Quasi un milione e mezzo di abitanti blindati in casa. O comunque così dovrebbe essere. Di notte, un silenzio sempre più insopportabile rotto dalle sirene delle ambulanze. Milano continua la sua lotta. I medici restano in trincea. Era il 1848. Milano si blindava per 5 giorni contro il generale austriaco Josef Radetzky. Furono cinque, le giornate di lotta. Dal 18 marzo al 22 marzo 1848. Venerdì 17 marzo 1848. Si venne a conoscenza delle dimissioni di Metternich a seguito di un’insurrezione popolare a Vienna. Questo portò alla decisione di organizzare una grande manifestazione pacifica il 18 marzo davanti al palazzo del governatore (nell’attuale Piazza Mercanti), per richiedere più autonomia attraverso l’abolizione delle leggi più repressive, maggior libertà di stampa, scioglimento della polizia e altre richieste.Ma la manifestazione si trasformò in un assalto, e il vice-governatore O’Donnell fu costretto a firmare una serie di concessioni. E in tutta Milano cominciarono i combattimenti in strada. Il feldmaresciallo Radetzky inviò truppe per sedare la rivolta, ma inizialmente colto di sorpresa e si rifugiò momentaneamente con i suoi 8.000 uomini nel Castello Sforzesco. Tentò poi di riprendere il palazzo del governatore con i capi della rivolta, senza riuscirvi. Successivamente, con altre truppe di rinforzo, Radetzky circondò la città; avendo inoltre occupato quasi tutti gli edifici pubblici, caserme, uffici di polizia e del Duomo, dal cui tetto i cacciatori austriaci (Jäger) sparavano a chi capita a tiro. Questa era Milano. Milano che combatteva per l’indipendenza. Milano che voleva vivere.
Oggi, 18 marzo 2020. Milano combatte. Contro un finto re che indossa una corona. Le campane risuonano ancora, e di certo non a festa. Il Castello Sforzesco. Le vie dello shopping. Piazza San Babila. La cara e artistica Brera. I palazzi Liberty del centro. Le periferie operose. Tutta Milano resta blindata per agire. Agire con il fermo. Milano resiste. Milano mia, resisti!

Alessandra Pirri

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