E’ andato oltre le nuvole velocemente. Ricordo il suo post su facebook di qualche mese fa: Maledetta sigaretta, con il quale aveva detto a tutti che gli era stato diagnosticato un tumore. Sergio Stimolo, intelligente giornalista del Corriere della Sera e appassionato sindacalista, appartenente alla corrente di Stampa Democratica, aveva parlato chiaro a tutti, come era sua abitudine. “Sono malato, affrontiamo anche questa…”. Da qualche anno era andato in pensione, giocava a golf e si occupava dei suoi amatissimi nipotini. Sergio che abitava con la moglie, Alba in viale Casiraghi a Sesto San Giovanni, se n’è andato nel giorno che si ricorda la scomparsa di un grande amico e fondatore di Stampa democratica, Giorgio Santerini (morto nel 2013). Giorgio e Sergio ne hanno fatte di lotte per migliorare la categoria. Sergio al Corriere si è sempre battuto per gli ultimi, lavorava come caporedattore al Politico e aiutava i neo assunti ad ambientarsi in un luogo di lavoro complesso. Era diventato autorevolissimo. In assemblea quando parlava spostava i consensi. Duro, preciso, paterno. Nei corridoi di via Solferino, un sorriso per tutti. Ho visto leggere una busta paga di un neo assunto e in pochi minuti dire: “ti hanno fregato, torna indietro e chiedi questo. E’ un tuo diritto” Molti colleghi si rivolgevano a lui quando c’erano in ballo i diritti-doveri dei giornalisti in redazione. A me è sempre piaciuto di Sergio la velocita, velocità di pensiero e di azione. Era un uomo del fare. Per me è un grande dolore, se ci fossero in giro ancora tanti colleghi-uomini, dovrebbero ricordarsi della parola riconoscenza. Essere riconoscenti verso Sergio dedicandogli una giornata di rispettoso silenzio. Ma dubito, dubito, dubito. Nel mondo del giornalismo la riconoscenza è una parola abolita.. ciao Sergio, tranquillo ci siamo noi, i tuoi amici. Grazie per tutto.





