Era il 1982. L’11 luglio 1982. Una serata calda. A tratti, afosa. Era il 1982. L’Italia fremeva. Allo Stadio Santiago Bernabéu di Madrid, i ragazzi di Bearzot scendevano in campo: l’Italia contro la Germania Ovest. E quella stessa sera, tra urla e cori, i ragazzi di Bearzot vincevano il loro mondiale. Il loro terzo mondiale. Protagonista, tra gli azzurri, anche lui. Paolo Rossi. Il Pablito nazionale. Il ragazzo della porta accanto. Il ragazzo dal piede d’oro e dal cuore ancora più prezioso. Era lui, quella sera d’estate, che alzava la Coppa del Mondo. E il mister Bearzot. Il presidente Pertini. Tutti a esultare. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Oggi il mondo del calcio è triste. E piange per la morte di Paolo Rossi. Dopo Diego Armando Maradona, in questo maledetto 2020, se ne va anche lui. L’attaccante del Mundial 1982. E in Spagna, in quel Mundial di inizi Anni ‘80, Rossi divenne Pablito. E con i suoi sei gol, mandò al tappeto il Brasile, la Polonia e la Germania. Rossi è stato capocannoniere di quel Mondiale, e in quell’anno vinse anche il Pallone d’Oro, premio che hanno vinto solo quattro giocatori italiani, Rivera, Baggio e Cannavaro. Era un simbolo Pablito, che quel nome se l’era preso all’epoca e che se l’è portato per sempre. Un simbolo del calcio, non solo quello italiano. Vinse tutto con la Juventus, e in quel magico 1982 alzò la Coppa del Mondo al Bernabeu, e conquistò il titolo di capocannoniere di quel Mundial. E in Italia, tutti conoscevano Naranjito, la mascotte del torneo. E conoscevano lui, Paolo Rossi. Il capocannoniere. L’attaccante che fece piangere il Brasile di Zito. Lui, l’italiano che fece gridare il Belpaese.
Oggi il mondo del calcio piange. Il mondo tutto, piange. Si conclude nel peggiore dei modi, un anno che sarebbe da cancellare dai libri di storia. O forse no. Perché la Storia è maestra. Così come Pablito fu maestro di calcio. Di gioia. Di vita. Di quella stessa vita che oggi viene bloccata dal Covid. Ma che cerca di ripartire. Con grinta. Con tenacia. Con la forza che scaturisce da dentro. Così fece Pablito. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Una nazione tutta, grata ai ragazzi del mister. Persino il presidente Sandro, il Pertini nazionale. Lì. Tra gli spalti. Era una notte calda, quell’11 luglio 1982. A tratti afosa. Era la notte dei mondiali. Era la notte di Naranjito. Era la notte dell’Italia. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Ciao Pablito.
Alessandra Pirri


