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Cataratta oggi, con le nuove tecnologie operazione semplice e vedere è più facile

Maggio 20, 2020

Vedere. E vedere bene. Con molto meno dolore. È l’intervento più eseguito nelle sale operatorie di tutta Italia. L’anno passato, è stato eseguito su 600mila persone, con un’incidenza di complicanze ridotta a pochi punti percentuali. È l’unico intervento che pone rimedio a un disturbo dell’invecchiamento, restituendo a un organo l’efficienza che aveva in età giovanile. Sono questi i primati della chirurgia della cataratta, che negli ultimi anni ha raggiunto traguardi incredibili sotto il profilo dell’efficacia e della sicurezza. E ha anche aperto nuove prospettive di recupero dei difetti della vista (miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia) in soggetti colpiti da una cataratta solo incipiente o addirittura assente. Gli ultimi ritrovati tecnologici e i più recenti progressi scientifici hanno reso più sicura, più efficace e più risolutiva questa operazione. Ne hanno parlato in video conferenza oggi su Zoom, il dottor Lucio Buratto – direttore scientifico di Camo – Centro Ambrosiano Oftalmico, Milano; la dottoressa Rita Mencucci – Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze; il dottor Ciro Tamburrelli – direttore Ospedale Oftalmico,Roma; il professor Daniele Tognetto – direttore U.Op. Clinica Oculistica Università di Trieste. Moderatore, Luigi Bazzoli.
Nella recente storia della medicina, molti sono stati gli avanzamenti nel campo medico, ma nessuno ha rappresentato un miglioramento così eccezionale come quello della cura della cataratta. Un fatto tanto più importante, se si tiene conto della previsione fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale la cataratta avrà, nei prossimi 20-30 anni, una progressione esponenziale del 60%, fino ad avere un’incidenza del 90% sulla popolazione anziana a causa anche dell’innalzamento dell’età e dell’attesa di vita sempre maggiore. E in Italia, ogni anno si registrano 650.000 interventi di cataratta. Soprattutto nei Paesi industrializzati, il problema della cataratta ha messo infatti sotto stress il Sistema sanitario pubblico, che trova difficile assicurare un’assistenza adeguata ai pazienti di cataratta. Ma, fino ad alcuni decenni fa, l’intervento di cataratta rappresentava uno degli atti chirurgici più complessi e rischiosi. Il paziente veniva ricoverato e quindi, dopo una serie di esami clinici, radiografie e visite specialistiche, veniva operato in anestesia generale. Molti chirurghi praticavano una incisione di 180° con il coltellino di Van Graefe per estrarre il cristallino, poi praticavano una sutura di 8-10 punti. Altri facevano un’incisione limbare ampia, aprivano la capsula anteriore ed estraevano il nucleo del cristallino, infine suturavano con un numero variabile di punti in seta. E l’immediato decorso postoperatorio era molto impegnativo. Con conseguenze dirompenti sulle persone anziane. L’intervento non prevedeva quasi mai l’impianto di un cristallino artificiale, per cui, dopo l’intervento, era necessario l’impiego di spessissime e pesantissime lenti da afachia (assenza del cristallino), che rendevano la deambulazione difficile e insicura. E i giorni di degenza ospedaliera andavano da 10 a 15. L’intervento di cataratta consiste nell’estrarre il cristallino che, ormai opacizzato, rende la vista offuscata e i colori sbiaditi, e sostituirlo con un’altra lente artificiale (la Iol, lente intraoculare).

Rita Mencucci

Oggi, grazie alle nuove tecnologie, i nuovi dispositivi e la ricerca scientifica, un paziente arriva in ambulatorio al mattino, riceve alcune gocce anestetiche (e non l’anestesia generale) sull’occhio da operare, fa l’intervento (che dura poche decine di minuti e non ore), rientra a casa dopo un’ora dall’intervento e, dopo un paio di giorni, può tornare al lavoro quotidiano. Prima di operare, vengono quindi eseguiti numerosi esami diagnostici, tutti computerizzati: tipografia corneale, per studiare la superficie anteriore dell’occhio; pachimetria, per rilevare lo spessore della cornea; biomicroscopia endoteliale, per studiare la quantità e vitalità delle cellule della cornea; biometria contactless, per misurare la lunghezza del bulbo oculare e prendere altre esatte misure della parte anteriore dell’occhio; pupillometria, per misurare il diametro pupillare; tonometria, per misurare la pressione oculare ed escludere ad esempio il rischio di glaucoma; Opd, uno strumento chiamato topo-aberrometro, che consente di valutare la situazione refrattiva completa dell’occhio (cioè misurare la miopia e altri difetti); Oct, che permette di esaminare le parti più importanti della retina, per escludere patologie e assicurare un ottimo risultato funzionale postoperatorio. È una chirurgia che si serve in tutte le sue fasi di alta tecnologia, cioè la tecnologia costituisce parte integrante dell’operazione, sia nella fase preoperatoria per programmare nel dettaglio l’intervento, che nella conseguente parte chirurgica vera e propria e poi anche nel decorso postoperatorio. E la fase chirurgica è ancora più avanzata, perché durante l’intervento il chirurgo si serve di numerosi strumenti supertecnologici. Una chirurgia che è fortemente guidata e controllata dall’innovazione hi-tech, che sta sempre più perfezionando la chirurgia della cataratta: accuratezza, precisione e ripetibilità sono caratteristiche che non sono raggiungibili dalla mano dell’uomo, ma uno strumento informatico adeguatamente programmato può raggiungere questo obiettivo e fare quasi una chirurgia robotica.

Daniele Tognetto

La facoemulsificazione è la metodica più sicura, con la quale la cataratta viene frammentata dentro l’occhio e contemporaneamente i frammenti vengono rimossi mediante un sistema di irrigazione e aspirazione. Inizialmente viene asportato l’involucro anteriore della cataratta (capsula anteriore) e poi viene frammentata e aspirata la parte centrale (il nucleo e la corticale); l’involucro posteriore (capsula posteriore) viene ben deterso e lasciato in sede per costituire il supporto alla lente intraoculare. La facoemulsificazione, fra tutte le modalità per operare la cataratta, rappresenta la tecnica più sicura e precisa di chirurgia della cataratta; è anche la metodica che comporta la guarigione più rapida e il recupero visivo più precoce. Tanti quindi i nuovi punti di forza: trauma chirurgico ridotto per la limitata apertura (2,0 – 2,5 mm); una rapida guarigione dell’occhio; recupero visivo rapido; nella gran parte dei casi, l’intervento non richiede l’applicazione di punti di sutura; predispone molto bene a un impianto di cristallino artificiale da camera posteriore; riabilitazione generale rapida; bassi rischi e/o complicazioni; mobilizzazione immediata; niente bendaggio dell’occhio operato, oppure viene bendato per un solo giorno; l’intervento può essere eseguito per la maggior parte dei casi in anestesia locale, con colliri anestetici. Il laser a femtosecondi, rappresenta uno più importanti progressi. Si tratta di una tecnica che consente di eseguire il taglio necessario per accedere al cristallino opacizzato e quindi incidere l’involucro della cataratta e frammentare la sua parte centrale dura.

Ciro Tamburelli

L’intervento viene sempre eseguito al microscopio operatorio. L’ultimo ritrovato è un microscopio operatorio che si interfaccia con un visore 3D in Hd. Inoltre, ora l’intervento viene eseguito con la facoemulsificazione, cioè con “tecnicaextracapsulare”, per consentire all’occhio di ricevere un cristallino artificiale che permette una riabilitazione funzionale di qualità decisamente superiore a quella realizzabile con gli occhiali. E con l’impianto di cristallino artificiale, la chirurgia della cataratta è diventata sempre di più anche un intervento rifrattivo; cioè consente al paziente, non solo di eliminare l’opacità che impedisce una vista ottimale, ma anche di correggere eventuali difetti rifrattivi preesistenti.

Lucio Buratto

Alessandra Pirri

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