Se gli chiedete come è nata la passione della sua vita, vi racconta che, ancora adolescente, gli saltò in mente che l’animazione (allora era quella arcinota di Disney e di Topolino) aveva gli stessi connotati di fantasia, ritmo e libertà creativa della poesia. Quindi si poteva concepire anche come una composizione lirica per immagini; o come una specie di filastrocca visiva.
Giannalberto Bendazzi, nato in Romagna, cresciuto a Milano dove ha lavorato come giornalista di periodici, e oggi residente a Genova, è conosciuto in tutto il mondo. Per una particolare tribù globale di specialisti è lui il riferimento, la fonte, il guru. Ha insegnato storia e tecniche dei “cartoni”, come si chiamavano una volta, all’Università di Milano, ma poi anche in Australia e a Singapore. E lì ha formato e coltivato allievi.
Più di 30 anni fa, nel 1988, pubblicava in Italia, con l’editore Marsilio, un’opera monumentale, “Cartoons” che venne poi tradotta in parecchie lingue. Raccontava le esperienze di animazione nello spessore della storia (forme di animazione precedono il cinema, basti pensare alle ombre cinesi), e nell’estensione della geografia. Esistono cinematografie di animazione evolute ed originali in Asia, Africa, America Latina.

Oggi Bendazzi risulta come l’unico cittadino italiano che sia responsabile di una collana editoriale in lingua inglese: la collana Focus della CRC Press americana. Pubblica studi proprio sull’animazione. Che ormai, in epoca digitale, è una forma d’arte riconosciuta. Quella che per secoli abbiamo conosciuto come pittura, oggi è spesso arte visiva in movimento; l’animazione pervade la pubblicità, la propaganda politica, l’intrattenimento ingenuo, l’universo dei videogames. E’ una sezione importante della cultura degli ultimi due secoli; cultura di massa ma anche di élite.
L’opera più recente di Bendazzi è una nuova storia dei “cartoni” uscita prima in inglese e solo di recente tradotta in altre lingue (tra cui l’italiano). Non è uno snobismo: le comunità scientifiche e specialistiche hanno ormai la propria “letteratura” nella lingua più diffusa. Così l’editore Routledge ha pubblicato 4 anni fa a Londra “Animation, a World History”, tre volumi di Giannalberto Bendazzi. Documenta, in tre volumi, le esperienze di animazione sorte in 129 stati del pianeta: una specie di ONU della fantasia grafica. Non c’è filmografia, per quanto remota e di nicchia, che non sia studiata e documentata. Più di recente l’opera è uscita in italiano da UTET: “Animazione, una storia globale”. In copertina un richiamo ad uno dei geni riconosciuti dell’animazione, Osvaldo Cavandoli, quello della “Linea”. Bendazzi è stato suo amico e studioso per anni.
Ma c’è di più. Ha accumulato nei decenni un archivio che non ha l’eguale al mondo: migliaia di filmati, un numero enorme di pubblicazioni in tutte le lingue, bozzetti di autori, lettere e cimeli. Ne nascerà presto un museo dell’animazione nel mondo che, grazie all’intervento di una fondazione culturale, troverà sede nel centro storico di Genova, in uno di quelli che sono noti come “Palazzi dei Rolli”, dimore storiche dell’aristocrazia che avevano il privilegio di poter ospitare i monarchi e i grandi personaggi.
Un contributo prezioso alla cultura e al turismo della conoscenza. Chi vorrà approfondire ricerche e studi sull’animazione farà necessariamente capo a Genova e al Fondo Bendazzi.
Marco Volpati
Nella foto Giannalberto Bendazzi


