C’era una volta il mare. C’era una volta lo sguardo rivolto all’orizzonte. C’era una volta la barca che si inoltrava verso il largo, per poi approdare a riva, carica di pesci. E tutto questo, c’è ancora. Arriva su YouTube Il Boss dei Totani, il film di Roberto Raffaele. Dedicato a Tiziano Granata, poliziotto scomparso prematuramente il 28 febbraio 2018, la pellicola nasce cinque anni fa come una vera e propria webserie, da un’idea di Roberto Raffaele, Antonio Traviglia e Dario Ricciardello. Presentato lo scorso 2 maggio su Skype, Il Boss dei Totani diventa adesso un film aggiornato e rimasterizzato. Ma Il Boss dei Totani resta sempre modernissimo e carico di denuncia. E, in tempi di Coronavirus, risulta l’unico film in uscita, disponibile sul canale YouTube e accompagnato da tutti i social.

“Perché la vita dell’uomo assomiglia tanto alla pesca del totano – afferma il regista Roberto Raffaele -. Il totano vive infatti in profondità. Nell’oscurità più nera. Ma è attratto dalla luce. Sempre e comunque”. Il Boss dei Totani fa sorridere. Ma soprattutto incuriosisce. E fa pensare. Tanto. Ispirato a fatti realmente accaduti, uno spaccato di Brolo, ridente paese sul Tirreno, in provincia di Messina. Qui, il commissario Farsaperla diventa la voce narrante. Il punto di riferimento del pubblico. Perché a Brolo, un semplice pescatore del lunedì, riesce a scalare i vertici di un intero settore ittico, svelando uno spaccato di provincia che forse mette paura, quando si cerca di comprenderlo. Ecco quindi una serie di omicidi, l’organigramma del mercato ittico brolese sconvolto, le indagini, e il mistero di Mario Mucio. Anche il cast è del luogo, e spicca Turi Borrà, vero pescatore da tre generazioni, nel ruolo di Tano Paranza. Oltre a tantissime comparse di ragazzi di Brolo e Gliaca di Piraino. Perché la Sicilia è anche questa. Una rete intrigata di relazioni. Giuste. Sbagliate. Forti. Pregnanti di sudore e fatica. La Sicilia de Il Boss dei Totani ha voglia di emergere. Di farsi sentire. Di denunciare. È bisognosa di un palco, che metta in luce tutto ciò che è sommerso.

Il totano, per molti il diavolo degli abissi, vuole raggiungere la luce. Soprattutto la luce bianca. Ed ecco che emerge in superficie. Non è la lenza che il totano insegue, ma i bagliori. Il totano rinuncia alla propria dimensione oscura, naturale per lui, per toccare la condizione più chiara. Il totano vuole scoprire, curioso, ciò che lui governava prima dal fondale. Accetta la sfida. Si mostra. Sbaglia. Fa il giusto. Ma comunque arriva in superficie. Ecco la Sicilia del film, una realtà vivida, quotidiana, ma anche celata. Buio e luce, in un alternarsi di tensione, sospiri, timori. Un mare che fa da sfondo alle case. Spiagge incontaminate tracciate dai contorni delle torri saracene. È la Sicilia di ieri. È la Sicilia di oggi. È la Sicilia di sempre. La Trinacria di chi è andato via. La terra di chi continua ad abitarvi. È l’abisso del demone totano, ma anche il giorno dello splendore del sole. Perché in fondo, “chi si adatta, sopravvive”.



Alessandra Pirri


