Ridurre le aliquote IVA sui prodotti e servizi legati alla cura degli animali da compagnia. In particolare, portarla al 10% sugli alimenti per animali, in linea con altri beni primari; al 4% sulle cure veterinarie, trattandole come prestazioni sanitarie essenziali. Importante, inoltre, prevedere agevolazioni fiscali per i nuclei famigliari numerosi con animali e per chi adotta da canili e rifugi.
E’ questo l’appello che ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali, e MIAV-Mutua Italiana Assistenza Veterinaria, la prima Mutua Veterinaria in Italia, lanciano a gran voce al Governo e al Parlamento. Anche in considerazione di una Manovra Finanziaria che prevede davvero risorse esigue per il benessere animale e i loro proprietari. La richiesta è aprire un tavolo tecnico per rivedere la fiscalità del settore, armonizzandola con gli standard europei e in coerenza con i principi del welfare moderno. Concetti condivisi e ribaditi dalla stragrande maggioranza di enti e associazioni del mondo pet nel corso di “Italian Pet Summit 2025”, l’evento de Il Sole 24 Ore dedicato al mondo degli animali da compagnia. Tra questi, ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani; ASSALCO, Associazione Nazionale Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia; FNOVI, la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani.
Oggi, in Italia, sia il pet food sia le prestazioni veterinarie sono tassati con l’aliquota del 22%, la stessa applicata ai beni di lusso. Secondo il Dossier MIAV 2025, presentato in anteprima, la Germania applica solo il 7% di IVA al pet food, la Francia il 20%, la Spagna il 21% (ridotto al 10% per uso agricolo), mentre la Svizzera mantiene un’aliquota unica dell’8,1%.
L’Italia si conferma così tra i Paesi più onerosi d’Europa, con effetti concreti su adozioni, cure veterinarie e tutela della salute pubblica.
“È una distorsione inaccettabile – spiega Claudio La Rosa, presidente e fondatore di MIAV – che penalizza milioni di famiglie italiane e ignora il valore sociale e sanitario del rapporto uomo–animale. In Europa, quasi ovunque, si riconosce che il benessere animale è parte integrante del benessere umano: un principio cardine del modello One Health. Invece in Italia è tutto il contrario: anche la Manovra Finanziaria del Governo lascia solo briciole ai proprietari di animali domestici. Incredibile”
“Una famiglia su due in Italia dichiara di avere almeno un animale domestico in casa – dice Claudio La Rosa, fondatore di MIAV -; nel nostro Paese, tra cani, gatti e uccelli sono più di 33 milioni gli animali domestici, praticamente 53 ogni 100 abitanti. Di questi, 9 milioni sono cani, 11,9 gatti. Ridurre l’IVA su alimenti e cure veterinarie non è un privilegio ma un atto di civiltà sociale e sanitaria. Gli animali domestici sono parte delle famiglie e contribuiscono in modo determinante all’equilibrio emotivo, psicologico e relazionale delle persone”.
In Italia nel 2024 il mercato dei prodotti per l’alimentazione di cani e gatti ha sviluppato un giro d’affari che ha superato i 3,1 miliardi di euro. Nel 2025 il budget complessivo di spesa mensile per oltre la metà dei proprietari – tra alimentazione e spese veterinarie – varia tra i 31 e i 100 euro. Rispetto al 2024, la spesa tra i 101 e i 200 euro aumenta del 6,5%, di oltre 2,5 punti nella fascia 201-300 euro e di 0,2 punti nella fascia oltre i 300 euro.
“Le nostre proposte di riduzione dell’IVA e di agevolazioni fiscali – spiega Giusy D’Angelo, vice presidente nazionale di ENPA – non sono solo un gesto di equità, ma anche una misura preventiva contro l’abbandono: sappiamo infatti che molti abbandoni sono legati all’impossibilità economica di sostenere le spese veterinarie. Abbiamo ottenuto aperture, ma serve un passo deciso. L’Europa ci chiede di armonizzare le nostre politiche fiscali in favore del benessere animale. È il momento di agire”.


