Arte & Cultura
Alla Lorenzelli Arte di Milano arrivano le opere di riciclo di Serge Attukwei Clottey
Enormi tappeti, costituiti da tessere di plastica gialla unite fra loro da fili di rame, e realizzate utilizzando le taniche gialle che l’artista, insieme al suo collettivo, ha raccolto per le strade e le spiagge di Accra. Questa la mostra Sometime in your life dell’artista ghanese Serge Attukwei Clottey, aperta al pubblico dal 12 ottobre al 31 dicembre 2019, con cui la galleria milanese Lorenzelli Arte riprende la stagione espositiva. La materia prima è costituita dai gallons, contenitori portati dall’Europa durante l’era coloniale e che ancora oggi costituiscono un immenso problema ecologico in Ghana, dove esistono poche iniziative per lo smaltimento e il riciclaggio. Conosciuti come galloni Kufuor – da John Kufuor, il secondo presidente della Quarta Repubblica del Ghana – queste taniche sono storicamente legate a gravi carenze idriche ad Accra.
I gallonsvennero fatti arrivare in Ghana dall’Occidente, come contenitori per olio da cucina o benzina, e furono quindi riutilizzati dalla popolazione ghanese per conservare acqua e far fronte al grave problema della siccità. Attukwei, mosso dall’obiettivo di restituire alla zona di provenienza un oggetto con una forma ma soprattutto con un valore differente, iniziò a reinventare la finalità di questi oggetti come concetto fondante di un movimento artistico che lui stesso battezzò Afrogallonism, che si può definire un riuscito esperimento di giustizia ambientale e sociale. Si tratta di cambiare la forma di un oggetto, divenuto simbolico per la popolazione e che rappresenta un grandissimo problema per il suo Paese, attraverso un concetto artistico che esplora la relazione tra l’oggetto stesso e il consumo e le necessità per la vita dell’Africa moderna. Attukwei converte il rifiuto in arte, attraverso materiale facilmente disponibile e a fortissima valenza politica, esplorando la robusta rappresentatività degli oggetti di uso comune e quotidiano e sondando narrazioni personali e politiche profondamente radicate in storie di scambi e di migrazioni. E ogni tessera di plastica ha tonalità di giallo diversa per la differente provenienza geografica, per il contenuto originario (benzina o olio) o a causa dell’età dei barili. Le tessere restituiscono anche i segni che servivano all’identificazione dei galloni da parte dei proprietari, oppure i codici a barre che creano una sorta di tessuto mimetico o i caratteri cinesi, indicativi di nuovi riferimenti di potere in Ghana. Il tutto, nella forma di arditi assemblaggi che esplorano i linguaggi dell’astrazione elevando il materiale a potente simbolo.
Inaugurazione venerdì 11 ottobre alle h 18.30.
Alessandra Pirri


