Wednesday, September 09, 2026

Economia

A Milano per i bar ulteriore perdita del 50% con lo stop all’asporto alle 18

Gennaio 15, 2021

MILANO – Ancora restrizioni. Lo stop all’asporto nei bar alle 18 – che sta per essere introdotto dal Governo con le nuove misure anti-Covid in vigore da domani – colpisce duramente i pubblici esercizi, in particolare a Milano città. Il dato emerge dal sondaggio (risposte da 407 imprese del settore) realizzato fra mercoledì e giovedì da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza con Epam (l’Associazione dei pubblici esercizi) e i risultati elaborati dall’Ufficio Studi. Per i bar la perdita media ulteriore di fatturato sarà del 46%. Più alta a Milano, del 50%, rispetto a Lodi (45%), hinterland milanese (40%) e Monza Brianza (38%). Dalle risposte per tipologia d’esercizio, la perdita ulteriore di fatturato con lo stop all’asporto alle 18, sale al 59% per i locali più attivi nelle ore serali. La restrizione sull’asporto arriva in una situazione drammatica per tutti i pubblici esercizi: nel dicembre 2020 il fatturato scende del 71% in tutte le attività rispetto al dicembre del 2019.

Le perdite maggiori le indicano i bar-locali più attivi la sera e i ristoranti: -77 e -76%. A Milano città, i pubblici esercizi hanno perso a dicembre il 75% del volume di affari (Lodi il 69%, hinterland milanese il 66%, Monza Brianza il 64%). Nei pubblici esercizi si alza notevolmente, dal 67 all’86%, la quota di operatori che ritiene la propria attività a rischio chiusura (il confronto è con le risposte della categoria date in un sondaggio effettuato a settembre): il 91% a Milano città (Lodi 86%, hinterland milanese e Monza Brianza l’81%). Infine il dato sui contributi, dei decreti Natale e Ristori, giunti al 73% delle imprese. Il 27% non li ha ancora ricevuti (29% per ristoranti e pizzerie).

I dati – afferma Lino Stoppani, presidente di Epam (Associazione pubblici esercizi Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza) e Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi Confcommercio) – evidenziano ancora una volta le grandi difficoltà del settore, danneggiato dall’evoluzione della pandemia che trasferisce danni aggiuntivi ad un comparto letteralmente al collasso, mettendo a rischio il modello del pubblico esercizio italiano, diffuso e qualificato. In aggiunta, questo ‘accanimento normativo’ crea confusione, ha scarsa efficacia sanitaria e impedisce qualsiasi programmazione sul futuro delle imprese, alimentando, oltre ai danni economici, preoccupazione, disagi, disperazione, che hanno effetti anche sulla coesione sociale del Paese“. Al sondaggio hanno risposto in le imprese di pubblico esercizio della Città Metropolitana di Milano e delle Province di Lodi e Monza Brianza. Quelle di Milano città e hinterland rappresentano il 67% del totale, quelle fino a 5 addetti il 70% del totale.

Alessandra Pirri

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