Wednesday, September 09, 2026

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Lezioni online? Utili, ma il contatto umano è fondamentale per l’apprendimento dei ragazzi

Maggio 07, 2020

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato sul Giornale Metropolitano le riflessioni del giovanissimo Gabrio sul periodo di quarantena forzata provocata dal coronavirus (clicca qui per leggere l’articolo). Le sue considerazioni sono diventate lo spunto, il giorno successivo, per un’analisi della psicoterapeuta e psichiatra Federica Mormando (clicca qui per leggere l’articolo).
Oggi a intervenire sul tema della formazione scolastica a distanza è invece Ombretta Frittoli, maestra della Scuola primaria Silvio Pellico di Arluno, in provincia di Milano.

Sono un’insegnante della scuola primaria che sta vivendo questo particolare momento dalla prospettiva dell’educatore.
Prima il suono della campanella dava il via alle corse dei bambini, che volevano arrivare primi in aula, alle grida, alle risate, agli abbracci, alle prime coccole di incoraggiamento mattutino; ora si invia un link e uno ad uno appaiono sullo schermo i volti dei bambini con i loro sorrisi, ma distanti, freddi, senza possibilità di contatto. Contatto non solo come affetto o come momento di calore, ma come necessità di apprendimento che non passa, soprattutto per i piccoli della scuola primaria, solo da addestramento con esercizi ripetitivi, o lezioni orali, monologo dell’insegnante, ma dalla conoscenza del gruppo, dal gioco collettivo, dalla partecipazione, dalla condivisione di una scoperta da sperimentare che diventa poi patrimonio di tutti e reale apprendimento, dalle carezze, dalle lacrime di frustrazione e dal conforto di un abbraccio.

Con le videochiamate almeno ci possiamo salutare, vedere cercando di tenere teso ed integro quel sottile filo che ci unisce, provando a mantenere viva l’idea di gruppo che sicuramente nei pochi mesi di scuola vissuti non è ancora ben consolidato.

Ombretta-Frittoli
Ombretta Frittoli

E allora….. allora giochiamo, come il video ci permette, cantiamo, costruiamo usando materiale di recupero, con l’aiuto delle famiglie, rendiamo pubblici i nostri lavori, postiamo commenti, pareri, consigli, sicuramente aumentiamo le nostre competenze nell’ambito tecnologico.

Le “lezioni” sono brevi, mirate, strutturate con l’ausilio di video, animazioni, canzoni e situazioni divertenti che rimangano impresse, per stimolare curiosità e volontà che risultano spesso carenti senza un contatto diretto.

I piccoli inizialmente hanno faticato a gestire le tecnologie, le connessioni non sono sempre continue, l’audio è spesso intermittente e questo va tutto a scapito di attenzione e concentrazione. L’ambiente video inoltre spaventa i più timidi che non riescono ad esprimersi, restando passivi ed indifferenti, altri, con tempi più lunghi di apprendimento, faticano a stare attenti e a seguire i ritmi davanti ad uno schermo.

Il lavoro così strutturato fa perdere autonomia ai bambini delle prime classi della scuola primaria, sempre accompagnati, giustamente, dai genitori che non permettono loro di sbagliare o di distrarsi, soprattutto davanti allo schermo di fronte a tutti gli altri compagni. Diventa così veramente difficile ottenere un reale feedback relativo alla loro comprensione, al loro interesse ed alle loro emozioni.

Perciò maggior spazio viene dato allo sviluppo degli argomenti in modo creativo, in modo che ogni gruppo familiare si sbizzarrisca secondo la propria fantasia ed immaginazione, creando manufatti che vengono gelosamente custoditi in memoria di questo inusuale periodo della nostra vita e che poi porteranno in classe al rientro, perché come ha detto la piccola Clelia: «In città ci sono i musei storici, a scuola avremo l’aula – museo!».

Ombretta Frittoli

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