Aspettando una riapertura in sicurezza dei locali, crescono le consegne a casa pure tra i ristoranti stellati. Tante anche le iniziative in favore dei più deboli. Gli esempi di Torino
Tavoli deserti nei locali pubblici, almeno fino al primo giugno, ma le cucine continuano a funzionare e, a parte il cibo di asporto con rigide limitazioni, può bastare anche un’app per vedersi recapitare a casa un pasto in piena regola: la tecnologia, una volta tanto, non assicura solo servizi virtuali.

In tempi di coronavirus il Food delivery, cui un numero crescente di ristoratori si va adeguando, ampliando i menù, fino a poco tempo fa limitati soprattutto a pizze, sushi e hamburger, oltre che a recare qualche soddisfazione ai cittadini chiusi in casa, è diventato una possibile zattera di salvataggio per il milione e 200 mila di operatori, per circa 500 mila dei quali il rischio di restare a spasso è più che concreto.
Un futuro tanto incerto alimenta inevitabili polemiche verso alcune misure governative ritenute farraginose e inadeguate – tipo i 600 euro di bonus che molti non hanno ancora visto – con la minaccia di scioperi fiscali e manifestazioni di protesta.

Per ora comunque, mantenendo il metro di distanza di sicurezza con il divieto di consumare i prodotti nei posti di vendita o di sostare nelle immediate vicinanze, il servizio del cibo di asporto è consentito ma con questa forma ,o con il Food delivery, i ristoratori devono adeguarsi a misure molto severe, sia per la preparazione dei piatti – per esempio tenere separati i prodotti cotti dai crudi per evitare il rischio di contaminazioni incrociate -, l’igienizzazione continua degli ambienti, il posizionamento degli operatori, contenitori termici adeguati per le consegne eccetera. Una quantità di regole che impongono procedure di informazioni ed adeguamento che forse non tutti ,per motivi logistici o di personale, potranno attuare, almeno in tempi brevi. E la prevista riapertura del primo giugno non allenterà certo tante necessarie misure di sicurezza.

Esempi di operatori che cercano di rispondere all’emergenza non mancano.
Anche chef stellati come Massimo Bottura (uno dei cuochi più famosi al mondo) e l’ex severo giudice televisivo di Masterchef, Carlo Cracco, si sono messi in gioco attivando il servizio di “delivery gourmet” per rendere speciali le cene anche a casa.
Ma in questo periodo complicato per tutti gli italiani anche dal punto di vista economico (secondo le stime della Coldiretti il Coronavirus causerà un milione di nuovi poveri) sono tante le iniziative di solidarietà. A Torino, ad esempio, il ristorante “Tre Galline” (via Gian Francesco Bellezia, 37) prepara il cibo per la comunità Sant’Egidio che da oltre 50 anni sostiene le fasce più deboli della popolazione. Dalla comunità vengono preparati i pacchi con viveri e anche gli essenziali prodotti per l’igiene destinati ai senza fissa dimora.

L’executive chef delle “Tre Galline”, Andrea Chiusi, è anche il coordinatore del progetto “Cucine aperte e solidali”, una iniziativa promossa da una rete di associazioni civiche che ha l’obiettivo di preparare oltre 500 pasti al giorno per sostenere le persone più fragili.
Sempre nel capoluogo piemontese un’altra iniziativa degna di nota, questa volta indirizzata agli eroi di questi mesi: il personale ospedaliero.

Allla pizzeria Bricks (Via S. Francesco da Paola, 46) di Carlo Ricatto si preparano le pizze da consegnare all’Ospedale Molinette in prima linea contro il Covid 19. Giorgio Cotti, chef del ristorante Gaudenzio (Via Gaudenzio Ferrari, 2) per l’occasione ha cambiato cucina per regalare un momento di felicità a chi da settimane sta lottando ogni giorno coraggiosamente contro questo invisibile nemico.
Foto di Serena Bascone
Raffaele Biglia


