Dai media giunge l’assicurazione che a breve verranno riaperte in sicurezza molte attività necessarie per la ripresa economica del paese. Contiamo ancora molti contagiati, soprattutto nelle regioni a più importante peso economico e ci dimentichiamo dell’ancora alto numero dei malcontati morti che sommano a circa quindicimila al mese. Questi non sono numeri, ma persone, nonni, fratelli, figli che si ammalano e ci mancheranno per sempre. Su questo dobbiamo fortemente soffermarci e capire se ci siano le condizioni per la riapertura, diversamente dovremo accorgerci che altri nostri cari saranno immolati per necessità economiche e questo non è accettabile, a meno che non si svaluti il valore della vita. Necessita quindi capire se esistano le condizioni per la riapertura e se quello che è stato previsto e viene proposto,sia quanto necessiti veramente. Trattasi di due fini che sembrerebbero opposti ed in conflitto tra loro: da una parte la necessità della riapertura per rialimentare l’economia, soprattutto laddove questa è più debole, dall’altra la tutela della salute e della vita. Anche per il lato economico parliamo di famiglie e persone che senza un vero aiuto e sostentamento trovano difficile, se non impossibile, far fronte alle esigenze minime di una dignitosa sopravvivenza, oltre alla necessità di far riprendere e riavviare le nostre imprese che tanto partecipano e sostengono l’economia del nostro paese. Si deve quindi trovare una soluzione che compenetri le due esigenze e renda possibile una riapertura effettivamente controllata.
Qui si svela il problema di uno Stato che da anni ha abbandonato la sua funzione di direzione dell’economia e di controllo effettivo della realtà del paese, emanando un enorme quantità di normative e di leggi, senza avere una vera struttura di controllo effettivo, demandato troppo spesso all’esame solo burocratico della regolarità e della conformità dichiarata. Questo sistema colabrodo e inefficiente ha portato a una lunga serie di fallimenti per la totale assenza dello Stato e delle sue Istituzioni. Ancora ricordiamo il tragico collasso del ponte Morandi a Genova ed altri viadotti, altre situazioni di dissesto idrogeologico con frane e smottamenti, il fallimento di diverse banche locali con conseguenze economiche e personali disastrose sul territorio, il mancato controllo da parte degli organi nazionali preposti di banche di livello nazionale ed i vari scandali nel pubblico, specialmente nella sanità. Anche se qui lo scandalo maggiore resta il taglio di oltre 32 miliardi effettuato negli ultimi dieci anni per mantenere un ingente ed inefficiente esercito burocratico a livello statale, regionale, provinciale e comunale.
Necessita quindi un cambio di mentalità immediato e sostanziale. Si deve dare la possibilità di riaprire solo creando un’apposita struttura di controllo presente sul territorio, che garantisca effettivanente che le norme di sicurezza – e non solo – vengano rispettate. Per ottenere questo necessita creare una rete di specializzati creandola ex-novo e implementando e riorganizzando quelle esistenti. Questo darebbe la possibilità di recuperare le forze inerti del paese – disoccupati, diplomati e laureati in cerca di prima occupazione, sottoccupati – ridurre la spesa assitenziale pubblica in un momento di scarse finanze e creare un volano di sviluppo per il futuro.
Questi interventi potrebbero essere semplicemente e velocemente ottenuti creando dei centri di qualificazione e specializzazione soprattutto nelle aree a maggior rischio di dissesto economico e sociale, riducendo la spesa assistenziale e creando nuove figure di tecnici specializzati. Una rete efficiente di controlli porterebbe ad una maggiore occupazione e porrebbe le basi per una sana ripresa dell’economia.
Lo stesso valga per la produzione di tutti i sistemi necessari ad applicare i protocolli di sicurezza: non si può imporre i prezzi di vendita dei presidi sanitari alle imprese produttrici che hanno dovuto anche sostenere i costi della trasformazione senza nessun effettivo sussidio e senza avere una visione completa e totale del problema. Anche qui necessita che lo Stato si faccia carico di creare le condizioni di favore per sostenere le imprese dando gli aiuti necessari al fine della riconversione e crei le condizioni per cui i privati cittadini ricevano quanto necessario gratuitamente, trattandosi di agenti salvavita, quindi necessariamente a carico del sistema nazionale. La costituzione di centri nazionali di produzione in aree depresse e con agevolazione territoriali e fiscali darà la possibilità di concentrare le produzioni, ridurre i costi ed incrementare l’occupazione creando una situazione di costi stabili. A queste condizioni si potranno prevedere dei prezzi calmierati per le imprese.
Si tratta di riaprire i cantieri senza avere una visione chiara del problema. Ogni cantiere ha una sua specifica logica ed organizzazione, che deve essere rivista e ripensata e che non esclude la possibilità che alcune lavorazioni non posssano essere eseguite perché necessitano della presenza simultanea di molto personale in spazi stretti e non areati. La logica vorrebbe che solo dopo un’attenta analisi dell’effettiva situazione del singolo cantiere, delle condizioni di lavoro si possa autorizzarne l’apertura sempre soggetta ad un continuo controllo da parte di un’organizzazione necessariamente non afferente le parti coinvolte nell’opera può dare una corretta risposta e non un’apertura generalizzata. Diversamente avremo il solito controllo “sulla carta” ed andremo incontro necessariamente a porre le basi per una ricrescita della pandemia in breve tempo.
Le università, che costituiscono uno dei volani più importanti per la nostra economia, malgrado le dichiarazioni pubbliche fornite dai politici, sono chiuse da quasi tre mesi. Funzionano solo alcuni corsi “a distanza”, ma gli esami sono bloccati, quindi tutto il ciclo è fermo, mentre sarebbe stato possibile continuare le lezioni “a distanza” e permettere gli esami con le dovute prescrizioni autorizzando singolarmente gli studenti a recarvisi per queste esigenze.
Altre situazioni specifiche si potrebbero analizzare, ma è chiaro che la mancanza di una visione completa o globale riorganizzativa della struttura esistente finalizzata al controllo effettivo, all’incremento dell’occupazione ed alla riduzione degli sprechi pubblici ci porterà diritti ad un vero disastro insostenibile nel medio periodo da parte dello stato e con una forte probabilità di peggioramento della situazione sanitaria ed economica. I nostri governanti non sembra abbiano questa visione, ma si affidino al vento del momento, dimostrando la loro totale incapacità. Necessita quindi una vera rivoluzione di pensiero, una rivoluzione Covid.
Claudio Landrò


