In Evidenza, Sanità & Salute
Tumori, dall’Università di Bologna un nuovo farmaco che riconosce e colpisce le cellule malate
Cellule malate tumorali colpite da un farmaco che lascia indenni quelle sane. Tutto questo è il risultato di una ricerca internazionale, eseguita su animali, che comprende anche studiosi dell’Università di Bologna e dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications evidenziano un indietreggiamento della malattia sia in modelli animali di neuroblastoma e rabdomiosarcoma, due tumori rari infantili, sia nel tumore del colon. Grazie all’oncologia di precisione gli anticorpi coniugati colpiscono solo la cellula malata. Usando questi metodi sugli animali si è vista una regressione totale della malattia anche terminata la terapia.

“Questi risultati aprono la strada a nuovi studi clinici, con l’obiettivo di sviluppare terapie di nuova generazione, più mirate ed efficaci, capaci di sconfiggere tumori rari e ancora resistenti ai trattamenti attualmente disponibili”, spiega Mattia Lauriola, professoressa di Istologia al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. La proteina ALK presente nelle cellule tumorali é colpita dal farmaco.

Secondo Martina Mazzeschi, ricercatrice all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola: “Le nostre analisi hanno confermato che la proteina ALK è un target molto promettente per contrastare diverse forme tumorali, incluso il cancro del colon. Se, infatti, nei modelli di neuroblastoma ALK era già un target noto, le ricerche condotte negli ultimi cinque anni ci suggeriscono la presenza di ALK anche in alcuni sottotipi di tumori del colon”. I test in vitro e quelli in vivo hanno evidenziato come il farmaco-coniugato diretto contro ALK possa avere un impatto sia in modelli di neuroblastoma e rabdomiosarcoma, che nel tumore del colon. Il risultato è notevole considerando che il tumore del colon è la seconda neoplasia più diagnosticata in Italia, con circa 50.000 nuovi casi ogni anno e colpisce entrambi i sessi.


