Wednesday, September 09, 2026

Società

Fabrizio Canato con il cuore straziato dal dolore ricorda Quinto Vecchioni

Marzo 31, 2020

Caro Quinto, da quando ho ricevuto la notizia che ci avevi lasciato per sempre, non smetto, tra le lacrime, di ripensare ai mille momenti belli che mi hai fatto vivere in tutti questi anni in cui mi hai onorato della tua amicizia.

Tu sai quanto ti ero affezionato. Eri per me quasi un padre. Ci conoscevamo praticamente da cinquant’anni.

Da quella fatidica sera al Bar Levati, al Rondò, quando invitasti me, Antonio Morra ed Ettore Napoli a collaborare ad un piccolo periodico locale, “Città Sera”, del quale eri direttore responsabile.

Da lì è stato un crescendo. Ti ho accompagnato in tutte le tue esperienze editoriali: “Città Sera”, “Il Giornale di Sesto”, “Il Corriere di Sesto”, “Special”. Ho collaborato alle tue iniziative nel campo dello spettacolo e dello sport: il Premio Torretta su tutte. Esperienze indimenticabili dove davi libero sfogo alle tue grandi passioni: la musica, lo spettacolo, lo sport, il giornalismo.

Molti ricordano che sei stato lo scopritore di Rosanna Fratello, Viola Valentino, Emi Cesaroni, Mau Cristiani, cantanti che alcuni anni orsono hanno conosciuto un discreto successo. Tu stesso sei stato un valido cantante con il nome d’arte Ardo De Veras. Ricordi quella famosa sera a Montecarlo quando, davanti a Principe Alberto di Monaco, ti sei esibito in alcuni motivi del grande repertorio italiano? Ma è con il Premio La Torretta che ti sei consacrato;  soprattutto, hai fatto conoscere Sesto San Giovanni, la Città delle Fabbriche, come la capitale italiana dello sport: Sesto l’hai sempre amata, profondamente. Ricordi quella volta a Montecarlo quando Ljuba Rosa Rizzoli, sestese purosangue e madrina del Torretta, ti diede quell’assegno per la nostra amata Pro Sesto, che ti venne sequestrato alla dogana Svizzera?  

Da sinistra Quinto Vecchioni, Angelo Gallizzi e Fabrizio Canato

Spero, mi auguro, confido che di tutto questo ti sia dato il giusto merito.

Il tuo regno era il Rondò di Sesto. Da lì si dipanava il tuo quadrilatero preferito: Via Solferino, sede del tuo ufficio; Grassi, dove consumavi i tuoi pasti, Tarantola dove ti intrattenevi a fare due chiacchiere con Roberto; l’edicola, alla fontana, per acquistare i giornali; per finire alla Pentola d’Oro, da Stefania e Gennaro.

Molti, in questi momenti, ti ricordano e rimpiangono la tua giovialità, l’esuberanza, il buonumore, il tuo essere sempre e comunque un signore. Il “maestro”, come alcuni amavano chiamarti.

Tra poco, quando questo maledetto periodo di quarantena finirà, inizierai l’ultimo viaggio per S.Sofia di Romagna, il tuo amato paese che è anche quello di mia moglie Nadia. Ricordi l’ultima volta che ci siamo stati insieme? Mi dicesti che lì volevi essere sepolto con i tuoi genitori e le tue amate sorelle. Ritornerai sotto l’ombra della foresta di Campigna, tra i contrafforti dell’Appennino, tra i tuoi amici. Magari, cantando a squarciagola “Romagna mia”, come l’ultima volta che ci siamo visti.

Ciao Quinto, sappi che non ti dimenticherò mai.

Fabrizio Canato

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