Trovare il vaccino. Ecco la parola d’ordine mondiale. Trovare la soluzione alla pandemia. Perché adesso, l’emergenza è totale. Spagna. Usa. Italia. Israele. Tutto il mondo unito nella ricerca. Quella ricerca troppe volte frustrata dalle restrizioni, adesso diventa vitale. Vitale contro il virale. Era il 26 marzo 1953. Durante una trasmissione radiofonica nazionale statunitense, il dottor Jonas Edward Salk annunciava di aver messo a punto un vaccino contro la poliomielite, malattia di cui era in corso una delle maggiori epidemie della storia in Asia, Europa e Stati Uniti.
Jonas Salk nacque il 28 ottobre del 1914 a New York dal padre Daniel e dalla madre Dora, entrambi membri di famiglie ebree di provenienza russa discendenti dalle comunità ebraiche che, nel medioevo, occupavano la valle del Reno. Cresciuto principalmente nel Bronx, il futuro dottore, che già mostrava un’intelligenza particolarmente brillante, soffrì la propria condizione di ebreo emigrato senza lasciare che questa compromettesse i suoi studi. All’età di 13 anni venne ammesso alla Townsend Harris High School, comunemente considerata una prestigiosa scuola pubblica dove gli studenti più dotati privi di ampie disponibilità economiche potevano affinare la propria educazione intellettuale. Salk si laureò poi alla School of medicine dell’università di New York nel 1939, e iniziò da giovanissimo a lavorare al Mountaineers Sinai Hospital della città. Qualche anno dopo, Salk decise di abbandonare le corsie e divenne ricercatore presso l’università del Michigan, dove inizialmente lavorò per sviluppare un vaccino contro l’influenza, commissionato dall’esercito statunitense. Nel 1947, Salk fu nominato direttore del laboratorio di virologia della School of medicine a Pittisburgh, dove vennero sviluppate le tecniche che, negli anni successivi, aiutarono a mettere in campo il vaccino che lo rese celebre. Fu lui che restituì una nuova speranza a una nazione terrorizzata dall’avanzare del morbo. Fiducioso nel proprio lavoro, Salk propose se stesso e la propria famiglia come cavie per la sperimentazione degli effetti del vaccino sull’essere umano. La scoperta fu ritenuta valida, e nel 1955 venne diffusa la notizia ufficiale della scoperta del vaccino anti-polio.
E due giorni fa, è stato firmato il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Irccs “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro Covid-19. “Un passo assolutamente importante che ancora una volta testimonia lo sforzo di tutte le realtà istituzionali del Paese per cercare di trovare le risposte più adeguate per il trattamento dei malati”, ha commentato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, durante il punto stampa giornaliero sull’emergenza coronavirus. La cifra stanziata per la ricerca scientifica è di 8 milioni di euro, di cui 5 milioni a carico della Regione Lazio (trasferiti allo Spallanzani), e 3 milioni del ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. Il protocollo d’intesa ha durata due anni.
Alessandra Pirri
Nella foto Jonas Edward Salk


