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Attualità, In Evidenza

Un maestro di vita e giornalismo. Buon viaggio, caro Direttore

Marzo 23, 2020

Il nostro ultimo incontro risale a un mese fa. In tarda serata faceva spesso un salto in redazione per scambiare quattro chiacchiere con me e mio fratello. Si parlava di qualsiasi cosa e soprattutto di giornalismo, una di quelle passioni che, quando ti saltano addosso, non te le scrolli via mai più.

Rino Felappi se n’è andato. Il suo fisico non ha retto all’assalto di questo virus infame.

Ciao Direttore, voglio ricordarti così

Nonostante i suoi 96 anni, conservava una lucidità formidabile. Ricordava tutto. Un privilegio poter ascoltare i suoi terribili racconti di prigionia ad Auschwitz. E forse proprio quella drammatica esperienza gli aveva lasciato in eredità un’insaziabile fame di vita e curiosità per ogni cosa. Era sempre informato su tutto; anche qui in redazione voleva essere aggiornato su ciò che pubblicavamo, consegnandoci poi il suo punto di vista mai scontato.

Le nuove tecnologie non lo entusiasmavano, lui era uno della “vecchia guardia”, ancora affezionato ai giornali di carta, al “piombo”. Quando veniva in redazione in questi ultimi anni si fermava curioso a osservare come inserivo i pezzi nel sistema che gestisce il sito del giornale. «Rino, vuoi fare un  titolo?», gli chiedevo spesso, memore della sua grande capacità nel trovare le parole perfette per valorizzare al meglio un articolo.  «No, Angelo – mi rispondeva puntualmente accompagnando alle parole un sorriso bonario dei suoi –. Io su quella cosa (la tastiera del computer, ndr) non ci lavoro». Poi però si faceva coinvolgere entusiasta e alla fine lo ringraziavo chiamandolo “Direttore”. Sì, perché Rino è stato il mio primo direttore e questo status lo conserverà per sempre.

Ricordo come fosse ora quando io allora praticante giornalista alle prime armi – lo vedevo impaginare alla perfezione il settimanale Il Nuovo Informatore, con la sua immancabile sigaretta in bocca (fortunatamente in seguito avrebbe smesso). Rino non usava neanche il righello, disegnava il menabò in modo preciso e chiarissimo. Il tipografo capiva tutto al volo.

Quante cose ho imparato da lui. In campo giornalistico, certo, ma non solo. Per un ragazzo come me, nato in un paesino della Calabria e catapultato ancora giovanissimo a Milano, i suoi consigli su vita, comportamenti e relazioni, si sono rivelati preziosi in tante situazioni.

Ho mille ricordi di Rino. E li conserverò con cura. Uno è legato proprio ai nostri ultimi incontri, quando il “Direttore” mi ha raccontato un piccolo episodio risalente a tanti anni fa e a me del tutto sconosciuto. Rino era stato ospite per il pranzo a casa nostra. Al termine, poco prima che andasse via, mia madre nel salutarlo gli chiese, sincerandosi che soltanto lui la sentisse, di avere sempre cura dei suoi figli, Angelo e Giuseppe. Raccontandomelo, i suoi occhi si sono fatti lucidi e ci è venuto spontaneo stringerci in un affettuosissimo abbraccio. Poi mi ha guardato e si è subito ricomposto: «Angelo, vuoi un passaggio a casa?», mi ha chiesto con un sorriso. Sì, perché alla sua età Rino era ancora un provetto pilota e quando passava in redazione spesso era proprio lui a continuare a prendersi cura dei suoi “ragazzi”, riaccompagnandoli a casa.

Buon viaggio, caro Direttore.

Angelo Gallizzi

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