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Oms, Coronavirus è pandemia

Marzo 11, 2020

È ufficiale. Ecco la tanto temuta parola. Ma è quasi d’obbligo. “Abbiamo valutato che Covid-19 può essere caratterizzato come una situazione pandemica – ha annunciato il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel briefing da Ginevra sull’epidemia di Coronavirus -. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o negligenza. È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata che la lotta è finita, portando a sofferenze e morte inutili. Descrivere la situazione come una pandemia, non cambia la valutazione sulla minaccia rappresentata da questo coronavirus. Non cambia ciò che l’Oms sta facendo, e non cambia ciò che i Paesi dovrebbero fare”.

1918, 1957, 1968. Queste le date del secolo scorso. Pandemie che erano state identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. E, sebbene non classificate come pandemie, tre importanti epidemie si verificarono anche nel 1947, nel 1977 e nel 1976. Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni. Poi, 1957. All’epoca il virus era stato isolato nell’uomo nel 1933 e poteva essere studiato in laboratorio. Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus. Poi ancora, 1968. Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme, con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong da parte del Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57, le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti. Ma una delle prime pandemie di cui si ha traccia, è quella di febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, nel 5^ secolo a.C. Il focolaio della cosiddetta “peste di Atene” colpì gran parte del Mediterraneo orientale. Nelle cronache del 6° secolo d.C., trova invece largo spazio il morbo di Giustiniano, una pandemia di peste bubbonica che, sotto il regno dell’imperatore Giustiniano I, dal quale prese il nome, si abbatté sui territori dell’Impero bizantino e in particolar modo su Costantinopoli. Ma fu la grande peste nera del 1300 la peggiore per la popolazione europea, che ne uscì decimata. La pandemia fu probabilmente importata dal Nord della Cina. Nei secoli successivi, si sono succedute periodiche pandemie di colera e il vaiolo, ribattezzata la “malattia democratica” perché uccideva tanto i poveri quanto i sovrani, come Luigi 15° di Francia.

E ora?
Ora, andiamo avanti. Uniti. Compatti. Distanti almeno un metro (meglio se ognuno a casa propria).

Alessandra Pirri

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