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Si può fare, proviamoci

Marzo 08, 2020

Fa impressione. Un quarto della popolazione italiana in zona rossa. Non era mai successo; unico precedente ai tempi della guerra, nel ’43, quando a dividere in due l’Italia era un fronte di combattimenti: a Sud gli alleati, a Nord i tedeschi e i fascisti.

Anche allora quel confine caldo non era del tutto impenetrabile; c’era chi passava da una parte all’altra, quando proprio non ne poteva fare a meno.

Molti trovano che è un provvedimento inapplicabile, assurdo. Che c’è chi risiede fuori e ha il lavoro “dentro”, e svolge compiti importanti: polizia, sanità, ma anche uffici essenziali, poste, banche. Chi per lavoro deve viaggiare: camionisti, corrieri, chi trasporta medicine, derrate alimentari, combustibili; chi consegna e recapita oggetti e documenti.

E poi chi ha parenti bisognosi di assistenza che stanno al di là del confine. E via elencando eccezioni su eccezioni, finché l’eccezione diventerebbe la regola.

Eppure questo è il caso in cui uno sforzo collettivo di buonsenso si può fare, anzi si deve fare. E’ la prova di tenuta che la società italiana si trova all’improvviso a dover sostenere. Lo scopo non è di annullare i contatti tra il mondo di dentro e quello di fuor, ma di ridurli al minimo per arrivare presto alla condizione che – pare – sono riusciti a raggiungere in Cina: non azzerare i contagi (ipotesi estrema e impossibile) ma farli sostanziosamente diminuire. Evitando di essere travolti da un’ondata di ammalati gravi, anziani soprattutto ma non solo, che non si possono curare perché reparti intensivi e rianimazioni sono saturi.

Ci sarà chi non sta alle regole; l’importante è che siano pochi. I controlli di polizia prevedono di chiedere a chi si sta spostando perché lo fa, e se ha una ragione davvero urgente. Si potrebbe stabilire che chiunque si muova (macchina, treno, altri mezzi) porti con sé un foglio con una autocertificazione, dichiarando per iscritto di trovarsi in una delle condizioni di necessità previste. Certo, l’autocertificazione non garantisce al 100 per cento contro i furbetti (le vaccinazioni insegnano). Ma quanti sono quelli che a cuor leggero dichiarerebbero il falso, correndo qualche rischio di fronte alla legge? Se invece del 100 si arrivasse al 99 o al 98, l’obiettivo sarebbe raggiunto.

Marco Volpati

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