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Superticket sanitario, abolito dal 1° marzo in Lombardia

Febbraio 26, 2020

Anche la Lombardia elimina il superticket sanitario per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, prenotate a partire dal 1° marzo. È la prima Regione, dopo l’Emilia Romagna, ad abolire la quota variabile applicata alle prestazioni del Sistema Sanitario Nazionale

La prima a farlo è stata l’Emilia Romagna. Dal 1° marzo 2020 tocca alla Regione Lombardia abolire il superticket sanitario, una quota variabile in base alle prestazioni sanitarie, che era stato stabilito nel 2011 sulle prestazioni stesse. Lo prevede l’ultima manovra finanziaria. Le altre Regioni italiane lo aboliranno a partire dal 1° settembre 2020. In ambito lombardo il superticket era già stato ridotto nel 2018 ed eliminato per alcune fasce di utenti, arrivando a una quota massima di 15 euro per singola ricetta. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha avanzato la proposta nella legge di bilancio, si augura che tale decisione permetta a molti cittadini di accedere con più facilità al sistema sanitario, divenuto per molti troppo oneroso.

Il ticket è una quota che il cittadino paga quando usufruisce di una prestazione del Servizio Sanitario, essendo in possesso di una ricetta rilasciata dal medico di medicina generale. Si tratta di un contributo che fornisce il cittadino stesso alle spese sostenute dallo Stato per visite ed esami. Variabile a seconda della prestazione, è diverso da regione a regione e può arrivare a un massimo di 40 euro, a meno che non si faccia parte di alcune categorie di persone esenti. Il superticket sanitario è stato introdotto nel 2011 ed è un’aggiunta al ticket stesso, pari a 10 euro in più per ogni ricetta per visite ed esami specialistici ambulatoriali. Non tutte le Regioni hanno deciso di applicarlo: non esiste in Basilicata, nella Provincia Autonoma di Bolzano e in Sardegna. In Toscana il superticket è proporzionale al reddito e può arrivare a 30 euro per redditi superiori a 100 mila euro. In Lombardia e Piemonte è proporzionale al valore della ricetta. La situazione, come si vede, è molto eterogenea e l’abolizione ha anche, secondo il governo, l’obiettivo di livellare le differenze tra le Regioni. «Chiedevamo da anni di mettere mano alla misura di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini», commenta Liberata Dell’Arciprete, segretario di Cittadinanzattiva Lombardia. La ragione? «I nostri dati, in particolare negli ultimi anni, dimostrano come l’effetto combinato di ticket, superticket e tempi di attesa per una serie di prestazioni più a basso costo hanno reso il Servizio Sanitario pubblico meno concorrenziale rispetto al privato, con uno chiaro depauperamento del primo».

L’aggiunta dei 10 euro ha avuto insomma come conseguenza il fatto che alcune prestazioni, come per esempio gli esami laboratorio di base o le radiografie, che costano relativamente poco, abbiano avuto improvvisamente aumenti del 30-40%. Per esempio, l’esame dell’emocromo in Liguria costa 3,17 euro, mentre in Friuli 5,30 euro: se a questa cifra si aggiungono i 10 euro di superticket, spesso il costo totale a carico del cittadino supera il prezzo dello stesso esame erogato privatamente. Vale anche per alcuni esami diagnostici come le ecografie: con l’aggiunta del superticket si arriva in alcune Regioni a pagare 46 euro, dovendo anche sottostare alle attese. Privatamente, in alcune zone si pagano 50 euro (anche grazie a “pacchetti” offerti presso determinate strutture) e si ha la garanzia di effettuare l’esame nel giro di pochi giorni. Oltre ad indirizzare il pubblico verso la sanità privata, questa tassa ha costretto molti a rinunciare alle cure. I dati raccontano che nel 2012 si è verificato un calo del 17,2% delle prestazioni erogate dal Sistema Sanitario Nazionale. L’ultima manovra finanziaria, eliminandolo completamente e per tutti, appiana anche le forti differenze tra una Regione e l’altra. «Per questa ragione accogliamo con soddisfazione l’abolizione anticipata del superticket nella nostra regione quale segnale di attenzione per i cittadini lombardi», conclude l’esperta.

Roberta Raviolo

Nella foto Liberata Dell’Arciprete

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