“Ma sul finire del mese di marzo, cominciarono, prima nel borgo di porta orientale, poi in ogni quartiere della città, a farsi frequenti le malattie, le morti, con accidenti strani di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni; morti per lo più celeri, violente, non di rado repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia. I medici opposti alla opinion del contagio, non volendo ora confessare ciò che avevan deriso, e dovendo pur dare un nome generico alla nuova malattia, divenuta troppo comune e troppo palese per andarne senza, trovarono quello di febbri maligne, di febbri pestilenti” (Alessandro ManzonI, Promessi Sposi, cap. 31). Era il 1629. Poi, nel 1630, l’annus terribilis. Flagello devastante. Milano in ginocchio.
Febbraio 2020. Milano pare doversi blindare. Il Duomo resta chiuso al pubblico lunedì 24 e martedì 25 febbraio. In base alle ordinanze della Regione Lombardia, chiusi anche musei, scuole, palestre, cinema e dalle 18 i bar. Metro non intasata.Ma Milan l’è semper on gran Milan. Non basta il Covid-19 a fermare la capitale della finanza. Della moda. In una situazione di manzoniana memoria, a quattro secoli di distanza, proprio nel Lombardo-Veneto, in queste ore si consuma un’altra epidemia, comunque molto meno grave della peste nera. È il virus che impone la sua corona su quella della Milano Fashion Week. E all’emergenza, si aggiunge la psicosi collettiva. Ed ecco l’assalto ai supermercati. Manca l’amuchina. Mancano le mascherine. China Town chiude in silenzio, a volte perché si ha paura degli italiani. Ma Milan l’è semper on gran Milan. Siamo a Milano. Mica puoi chiudere Milano.
Alessandra Pirri


