L’Italia ha il non invidiabile record dei casi di contagio da coronavirus in Europa. E’ addirittura terza nel mondo, superando il Giappone, dopo Cina e Corea. Non è chiaro perché due stati della UE come Francia e Germania, sostanzialmente equivalenti all’Italia come dimensione e struttura sociale, siano comparsi prima di noi nelle statistiche mondiali del Covid -19, ma poi siano rimasti a livelli di contagio molto inferiori. C’è chi dice che l’Italia trova più casi di contagio perché li cerca meglio. Vedremo, di qui a qualche giorno.
Quello che invece non ha senso è la polemica sulla sospensione del trattato di Schengen che ha abolito i controlli di frontiera tra quasi tutti gli stati della UE. E’ previsto che Schengen sia sospeso temporaneamente per ragioni di sicurezza antiterrorismo. Infatti è già successo e accadrà ancora.
Ma il no-Schengen non serve a niente in campo sanitario. Se si ripristinassero i controlli alla frontiera, chi entra in Italia dovrebbe mostrare un documento, passaporto o carta d’identità. Ma non un certificato di buona salute.
Per lavoro, affari, studio e turismo, i passaggi di confine sono centinaia di migliaia ogni giorno. Bisognerebbe fermare tutti – frontalieri compresi – sottoporre ciascuno al prelievo del tampone oro-faringeo, e tenerlo in attesa finché un laboratorio specializzato non abbia dato il responso (se va bene nel giro di 24 ore). Poi, chi è negativo entra; chi invece è positivo al virus torna indietro, o magari viene trattenuto in una struttura di quarantena allestita al confine. Un’impresa impossibile.
Oltretutto sappiamo che il virus nel nostro Paese è già entrato, purtroppo. Perché gli agenti patogeni viaggiano senza documenti. E quindi non c’è Schengen che tenga.
Marco Volpati


