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Parla Barbara Mazzolai, la scienziata italiana “madre” del primo robot al mondo ispirato a una pianta

Febbraio 13, 2020

Il primo robot al mondo ispirato a una pianta ha una “ madre “italiana: Barbara Mazzolai, toscana, solare e persino più bella mentre esprime con passione le tappe di una ricerca iniziata tredici anni fa, nel 2007. Oggi gli esperti di robotica che fanno capo alla comunità scientifica Robohub,  la considerano tra gli scienziati più geniali in campo. In un momento di pausa abbiamo avuto la possibilità di avvicinarla e con la gentilezza che la contraddistingue la scienziata italiana ha accettato volentieri di rispondere alle nostre domande.

Barbara Mazzolai

Dottoressa Mazzolai, un robot ispirato dalle piante ?

Sì,  ci sono robot industriali, umanoidi e animaloidi,,mancava un robot che prendesse ispirazione dalle piante, in particolare dalle radici delle piante che si muovono nel terreno secondo logiche ben precise : bypassando gli ostacoli, orientandosi a seconda della presenza di nutrienti, allungandosi per consentire alla pianta di crescere”.

– Quali sono le difficoltà maggiori che avete dovuto risolvere ?

Beh, innanzi tutto abbiamo trovato il modo di far curvare le nostre radici robotiche che inizialmente entravano nel terreno solo a perpendicolo, poi, essendoci accorti che le vere radici crescono aggiungendo cellule solo sulla punta, abbiamo dovuto sperimentare nuovi  materiali che si rigenerano autonomamente facendo crescere la radice a seconda delle esigenze della pianta “.

– Le radici robotiche in quali campi potranno essere utilizzate ?

“Prossimamente, grazie ad un progetto della Regione Toscana, le piazzeremo in una grande vigna dove esamineranno tutto quello che c’è nei primi 30 cm di terreno. Capisce quanto è importante per l’agricoltura scoprire se ci sono acqua, minerali o sostanze tossiche ? Poi pensiamo di applicarle nel campo della salute, in endoscopia, e nelle missioni spaziali perché queste radici possono essere validi ancoraggi su suoli sconosciuti”.

È stato difficile far accettare alla comunità scientifica  il robot plantoide ?

All’inizio sì, poi quando sono arrivata in IIt,l’Istituto  Italiano di Tecnologia, ho trovato chi ha creduto nella mia visione e ha investito nel mio progetto”.

Ma la ricerca in Italia sembra Cenerentola come mai ?

Noi ricercatori per troppo tempo non abbiamo comunicato, il nostro compito è invece quello di far conoscere alla società civile cosa facciamo e perché. Pensi che gli scienziati robotici italiani sono tra i primi al mondo, certo è che al di là di ogni altra considerazione , sarebbe fondamentale se la politica comprendesse che senza la ricerca non ci può essere futuro”.

Alessandra Rissotto

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