Wednesday, September 09, 2026

Sanità & Salute

Il cuore soffre se si lavora tanto, se si è mal pagati e per l’obesità

Ottobre 05, 2023

E non si dice così tanto per dire,  ma se si lavora tanto e duramente senza nessuna gratificazione fa male al cuore. Infatti, se il lavoro d’ufficio stressa e non si riceve una ricompensa adeguata, si possono avere, sulla salute cardiaca, gli stessi effetti negativi dell’obesità. Vale a dire che può raddoppiare (49%) il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. A mettere in evidenza questo fattore di rischio per il cuore è la Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), in occasione del 44° congresso nazionale in corso a Milano. La società scientifica rilancia uno studio condotto dall’Università Laval in Quebec, Canada, recentemente pubblicato sulla rivista Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, aggiungendo che in Italia il problema riguarda anche la categoria dei medici, soprattutto quelli che devono prestare servizi di reperibilità e urgenza, proprio come i cardiologi interventisti.

Nel nuovo studio i ricercatori hanno coinvolto quasi 6.500 colletti bianchi (3.118 uomini e 3.347 donne) con un’età media di 45 anni, che non avevano una storia pregressa di malattie cardiache. I soggetti sono stati seguiti per quasi 20 anni, precisamente dal 2000 al 2018, e nello stesso periodo sono stati sottoposti a una serie di domande sul loro lavoro e sulla loro salute. Così gli studiosi sono riusciti a misurare la tensione lavorativa e lo squilibrio tra fatica e ricompensa. Dai risultati è emerso che gli uomini che riferivano di aver sperimentato stress lavorativo o squilibrio tra sforzo e ricompensa avevano un rischio maggiore del 49% di malattie cardiache rispetto a coloro che non hanno segnalato le stesse condizioni di lavoro.

Secondo Giovanni Esposito, presidente GISE e direttore della UOC di Cardiologia, Emodinamica e UTIC dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli : “Sapevano da tempo che un lavoro stressante e una scarsa gratificazione possono avere un impatto negativo sulla salute del cuore, ma solo come fattori di rischio singoli. Il nuovo studio, invece, ha sottolineato per la prima volta l’enorme impatto della combinazione di questi due fattori, cioè lavoro duro e ricompensa bassa. I risultati evidenziano quindi l’urgente necessità di affrontare in modo proattivo le condizioni di lavoro stressanti, per creare ambienti più sani a vantaggio dei dipendenti e dei datori di lavoro”. Si pensi che le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo, con circa 17 milioni di decessi ogni anno. In Italia sono responsabili del 35% di tutte le morti, superando i 230mila casi l’anno. “Ma a fare male– aggiunge Francesco Saia, presidente eletto GISE e cardiologo interventista all’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola –  non è un singolo evento stressante, ma periodi prolungati di stress in combinazione con altri fattori di rischio”.

In sostanza, la pericolosa combinazione di “lavoro stressante e poca gratificazione” sembra avere sul cuore un impatto simile a quello dell’obesità. La salute del cuore delle donne, invece, sembra non essere influenzata da questi fattori, anche se i ricercatori canadesi ritengono che siano necessari ulteriori ricerche. 

Manuelita Lupo

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