Arte & Cultura
Dall’Ucraina a Milano la pittrice Svitlana Judith Grebenyuk presenta il ‘Nuovo Divisionismo’

Pittrice di Kiev da molti anni in Italia Svitlana è un artista tanto europea quanto dal respiro internazionale. Vincitrice del Premio Italian Factory nel 2006, presente alla 56° Biennale di Venezia nel 2015, esordisce nel 2003 esponendo al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci e le sue opere sono esposte presso il Museo della Permanente di Milano. Ha esposto anche all’estero: in Turchia, Cuba, Regno Unito e in Romania. Recentemente la sua arte pittorica, sempre in vitale evoluzione metamorfica, si è sviluppata con un nuovo linguaggio che richiama la grande tradizione italiana del Divisionismo e del disegno espressionista post romantico. Stanno emergendo così due scenari stilistici entrambi molto significativi e stimolanti.
La prima innovazione stilistica riguarda dipinti in acrilico che hanno la freschezza e l’umile coraggio di porsi con originalità e sguardo personalissimo tra puntinismo e impressionismo quale dimensione meta-tecnica e meta-temporale. I soggetti narrativi appaiono così giovani, solari, ricchi di energia ed esaltati dalla tensione figurativa data dai flussi di tratteggio che si intrecciano come onde o movimenti aerei. Una sorta di “nuova Arcadia” leggiadra e musicalmente oltre il concetto di rappresentazione. Il secondo cammino espressivo che stà emergendo si concretizza in opere realizzate con biro e matita sul tema universale del bacio colto in intima vicinanza e in dinamica quasi filmica. Aree cromatiche e intensità del tratteggio plasmano corpi in movimento animico tendenti ad un’unità organica con un pizzico di mistero e un sottile incanto.

Un’arte sia classica che romantica quella di Svitlana Judith Grebenyuk. Possiede lo slancio sincero e leggiadro del naiff slavo unito ad una tensione ideale profonda che non ha paura di rivivere con originalità e immediatezza la lezione universale e umanistica del Divisionismo. Le sue semplici immagini di vita ci riconciliano con la luce, con la solarità della vita, con i movimenti animici più fondamentali e ritornanti. I disegni sembrano rinascimentali quanto futuristi nel condensare le linee essenziali di emozionalità e spazialità icastica in una tessitura fluida quanto connettiva che ricorda la musicalità filosofica di quel capolavoro che è “l’Insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Leggerezza quale calassiana sprezzatura quì sostenibile nell’eleganza vissuta che un tempo chiamavamo “grazia” e di cui siamo chiamati a non obliarne la percezione. La scomposizione cromatica appare infatti sempre riaggregativa, connettiva, ricca di speranza vitale. Oggi ne abbiamo bisogno per ritrovare una serenità interiore che viene messa a dura prova.



