Wednesday, September 09, 2026

Società

L’incredibile silenzio di un cantiere

Ottobre 25, 2021

OUTSIDE THE WALL

Mi chiamo Alice Guazzo e non ho mai scritto su un giornale prima d’ora. Piuttosto esprimo la mia creatività sui muri, perché faccio la decoratrice di interni e la mia azienda (che gestisco con Carlotta Panzeri) si chiama Gouache.
Facciamo wall-art e in questo appuntamento periodico sulle pagine del Giornale Metropolitano inizio una nuova avventura: raccontare il mio lavoro e, perché no, dare qualche ispirazione per le vostre case con le immagini che verranno pubblicate. La mia rubrica si chiama “Outside the wall”. Vi racconterò tutto ciò che c’è “fuori dal muro”.
I punti di partenza, i ragionamenti e i motivi delle scelte prima, durante e dopo la creazione delle nostre pareti decorate a mano.
Un diario che non vuole solo raccontare il mio lavoro, ma tutto quello che c’è dietro, intorno e oltre. Proverò a trasmettervi tutta l’emozione di un lavoro antico fatto di cura e amore, un lavoro faticoso e bellissimo.

“Dopo tutto, non è facile sbattere il tuo cuore contro il muro di qualche pazzo furioso”.
(Pink Floyd _ Outside the wall)

Carpe diem

Sono immersa nella luce calda di un tramonto ferrarese di inizio estate. In cantiere c’è silenzio. Una condizione rarissima. Fino a dieci minuti fa eravamo in sette con martelli, seghetti e radio a tutto volume e ora sono rimasta da sola. Voglio ragionare con calma e fare delle prove sul lavoro fatto fin qui a gran velocità.

Alla fine di questo lavoro, al posto del cantiere, ci sarà un nuovissimo (e buonissimo) ristorante giapponese: si chiamerà Yun (www.ristoranteyun.it), dal nome del proprietario. Il decoro scelto da Lend Studio (www.lendstudio.com), gli architetti che ci hanno coinvolto, ha come protagonisti i pesci d’acqua dolce. Il decoro deve essere stilizzato, percepibile nelle forme, ma non invadente. 

Voglio provare a vedere come reagiscono i diversi tipi di argento che ho portato: quali tecniche posso utilizzare per dare luminosità alle squame e quale materiale è più efficace sui bassorilievi “effetto cemento” che abbiamo realizzato in questi giorni grazie alla collaborazione di Indoordesign.

Mentre lavoro in questa piacevole solitudine mi trovo a pensare alle similitudini tra materic-art e vita. Forse il discorso è pretenzioso ma ci provo: per fare questi lavori bisogna sempre tenere conto di quello che si fa nello strato sottostante, che inevitabilmente si vedrà, e non avere la pretesa di gestire le reazioni e gli effetti causati dalla propria mano. Per lavorare con il cemento e simulare il suo deperimento bisogna pensare a strati leggeri, simulare tutto ciò che può succedere in natura e lasciare che gli effetti si palesino con l’asciugatura dei prodotti. Ogni azione ha delle conseguenze e tutto contribuisce alla creazione finale, per cui non c’è una regola, non esistono giusto e sbagliato. Tutto è soggettivo e abbastanza incontrollabile. La casualità e l’errore sono parte del lavoro e quello che funziona in un punto magari non funziona in un altro. Sono proprio queste differenze che rendono autentica questa tecnica e unica questa lavorazione.

L’ho sempre pensato: queste opere si completano per la maggior parte da sole, noi dobbiamo solo allenare l’occhio a notare tutte le reazioni per capire il più possibile e cercare di replicare le giuste azioni dove ci sono le stesse condizioni. Possiamo utilizzare diversi strumenti: il pennello, la spazzola, la cazzuola, la spugna, lo spruzzino e provare a non lasciare traccia, ma la cosa migliore è utilizzare quel che non ci piace per partire con un nuovo strato di materiale oppure sperimentare una nuova tecnica.

Come nella vita, lavorare per migliorare quello che non ci piace senza pretendere di cancellarlo è un esercizio che ci permette di ricordare la strada percorsa e strato dopo strato arrivare alla momentanea, instabile e personale soddisfazione.

Quando siamo soddisfatti del punto in cui siamo arrivati, ci fermiamo. Ma sarà la decisione giusta?

Il rischio c’è in ogni caso: ci stiamo perdendo la mossa che renderà il nostro muro stupendo o stiamo per fare la cosa che rovinerà tutto il lavoro fatto fin qui? Stare fermi o andare?

Nessuno può dire cosa sia meglio, possiamo solo provare, sfidare la paura di continuare ma anche saperci fermare.

Arriverà un momento, una persona, una situazione che ci consentirà di fare il passo successivo, anche in quel momento avremo un po’ paura, ma saremo pronti ad affrontala e a rimetterci in gioco. Attenzione, non dobbiamo aspettare più del dovuto perché stare troppo a pensarci aumenta il dubbio e ragionare troppo rende saggio l’impavido e certe cose si possono fare solo a cuor leggero. Dobbiamo cogliere l’attimo. 

Alice Guazzo

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