Wednesday, September 09, 2026

Attualità

Libertà o prigionia

Giugno 29, 2021

Proclami di libertà abbondano, libertà al momento  identificata col basta mascherine. Un basta  vissuto come totale anche se non lo è, che svela un immaginario di zero limitazioni e zero pericolo. L’immaginario che si è gonfiato dagli anni ’80 fino a invadere le menti, in un sogno di eden che se non si realizza deve essere colpa di qualcuno. Sogno di felicità, salute, successo senza sforzo. Un’onnipotenza infantile prolungata sino all’età adulta, sino alla droga, alla magia. Il sogno che esistere sia un diritto foriero di un sacco di diritti. Così l’ego da un bel pezzo si è fatto smisurato, avviato lungo una strada in cui non incontra nessuno, dove ognuno è assoluto re del regno di sé.

Qualcuno disturba il percorso? Lo si deve schiacciare. Nei talk show, nelle parole, nel politicamente corretto. Ma eliminare i limiti smarrisce l’essere, come si vede sin dai bambini senza il dono dell’autorità dei genitori, bambini iperattivi, confusi, prepotenti per insicurezza.   L’insicurezza autogestita genera caos, siamo all’entropia dell’essere.

Come nelle canzoni va sparendo la melodia, che collega note in un discorso, così nella società è sparita la solidarietà, che ci dichiara esseri dalla sorte comune, bisognosi gli uni degli altri, e anche per questo di simpatia, sentire insieme. Si espande la rabbia: trovare il colpevole e farlo fuori. Ecco le minoranze, vere o presunte vittime di qualcosa, che si armano di politica, o da politica sono armate, e combattono battaglie con nemici più immaginati che reali, battaglie che fanno fracasso e disturbano chi ancora vorrebbe stare in pace. Intanto si sfascia la scuola, l’irreale mondo del virtuale sostituisce poco a poco il reale, i dati della realtà impallidiscono o sono vietati, come gli accenni alla genetica, sostituiti dall’immaginario che decreta ciò che gli aggrada.

Col virtuale si va a nozze, mica ti chiede chi sei davvero, uno schermo!

 Si stanno progettando robot che facciano compagnia, e per farsi far compagnia da robot bisogna essere un programma rigido, che esclude sfumature, complessità, varianti imprevedibili.

Come le schede scolastiche che hanno eliminato l’apporto personale alle risposte: si e no, la logica binaria dei computer e delle guerre.

Arriva Covid. L’imprevisto. Chiusure. Mascherine. Proibizioni. Obblighi. L’io smisuratamente gonfio si raggrinza, si arrabbia. Non importa la razionalità, importa l’ostacolo imprevisto, l’impotenza, la potenza di chi detta leggi e decreti spesso di dubbia utilità. È lo smarrimento di ogni punto di riferimento, il degrado di ogni progetto, insieme alla libertà personale.

All’improvviso, dopo tanto tempo, il proclama: via le mascherine! Come  fosse un assoluto, non servono più, anche se si è in trecento vicinivicini. Tutto va bene? Direi di no.

Perché libertà finisce dove comincia quella dell’altro. Peccato che l’altro, in troppi, non lo vedano.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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