“In questo mondo siamo tutti vittime e carnefici consapevoli o inconsapevoli, siamo gli attori stessi della nostra vita, impegnati a recitare una qualche parte che crediamo di scegliere ma che spesso ci ricade addosso, schiacciandoci”. Questa la riflessione di fondo di “MAMMA!”, il nuovo singolo della cantautrice palermitana Giulia Mei, nelle sue stesse parole.

Il brano, uscito ieri in videoclip e già disponibile in digitale e in rotazione radiofonica, parla di questi tempi pieni di contraddizioni e accarezza temi come la violenza contro il personale sanitario, il ponte di Genova e l’ambiguo mondo di Tik Tok.
Nel videoclip in particolare “abbiamo giocato sui colori e sulle immagini,” spiega ancora la cantautrice “facendole comparire e agire su un fondale totalmente bianco, specchio del nulla che ci circonda. Persi nel bianco, un medico, un prete, una ragazzina e un travestito impersonano l’umanità intera, nella sua imprescindibile imperfezione, nella sua bellezza, nella sua bruttezza, nei suoi segreti più infimi, nelle sue miserie e meraviglie. Attraverso i loro occhi ho voluto raccontare le debolezze dell’essere umano, giocando sui contrasti, su accostamenti anche un po’”azzardati”, a tratti grotteschi, in un racconto ad immagini pungente e dolceamaro come d’altronde dolceamaro è il brano stesso.”

La regia del video è di Pietro Vaglica, mentre il soggetto è stato scritto dalla stessa Giulia e da Vittorio Di Matteo. Della fotografia si è occupato Fulvio Bellanca con l’assistenza di Massimo Provenzano (che ha suonato anche il basso nel brano). Il videoclip è stato girato negli spazi del Circ’opificio di Palermo di Josh Rizzuto. Al video hanno partecipato gli attori Michele Costagliola, queer di grande esperienza e in prima linea nel collettivo Arcigay, che organizza da anni il Palermo Pride, Roberto Lanza, Vittorio Gottuso e Yara Baruffato. La coreografia è a cura di Noa Blasini. Laproduzione del bano è a cura di Giulia Mei, Vittorio Di Matteo e Dheli (Gabriele Deliperi). Il mix e mastering sono di Icaro Tealdi (Icarus Studio).
Giovanni Panzeri


