Da più di quattro decenni è in atto una crescente regressione del Quoziente Intellettivo. Fra i ragazzi nati a metà degli anni ’70 e i ragazzi nati nel 1991 ci sono più di 5 punti in meno di differenza. E il Quoziente cala ancora con i nati dopo il duemila. Studi compiuti negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito confermano il trend negativo. Per chi volesse eludere la discesa, in se stessi e nei propri figli, è importante capirne i motivi.
Clavé insiste sull’impoverimento del linguaggio. È un dato accertato: oggi usiamo un lessico molto più povero del passato, con meno vocaboli. Ciò coincide con scarsa introspezione, scarsa consapevolezza di ciò che si vuole rappresentare, e che si rappresenta sempre meno, in modo riduttivo, con più immagini (scontate) che parole. Il seppellimento del congiuntivo e del condizionale riduce i racconti a uno scarnificato presente, umilia il senso della storia già opportunamente ridotto dalla scuola, combatte l’invenzione delle alternative, la codificazione delle ipotesi, la catena cause-effetti.
Consiglio a tutti di inventare i parolometri: vagliare le sfumature di aggettivi e verbi: bello, grazioso, carino, splendido, bellissimo…ma “bello” è multiuso, va a significare anche gradevole, buono, (una bella persona…frase comune dal significato vago) piacevole, (un bel pomeriggio), e così via. E ad arricchire i racconti, solitamente limitati alle pure azioni, con la descrizione delle persone, delle loro emozioni, dell’ambiente…
A ciò si aggiunge il nostro obbligato stile di vita, la dipendenza dalle cose che usiamo e da cui dipendiamo, ma di cui non capiamo niente, che non siamo in grado di dominare, come l’automobile, il cellulare, il televisore, il frigorifero, il computer, e perfino la macchina del caffè, che se si rompono gettandoci nella disperazione, esigono un tecnico. Per meno farci faticare, gli aggeggi si moltiplicano: non dobbiamo camminare, sapere di meccanica, tirar già il finestrino con la manovella…non dobbiamo in fin dei conti pensare se non di rado, mentre è più frequente dover copiare.
Quanto ai bambini, tralascio l’elenco delle conseguenze di un anno di terrore assorbito e di video assorbenti, in favore di un esempio di come parecchi trattino da scemi, in un evidente sforzo di abbassamento del Q.I.
“Questo è il racconto di Dante Cuorcontento che un giorno volle fare un viaggio eccezionale, Dante Cuorcontento voleva investigare se il male vince il bene o il bene vince il male!
Dante Cuorcontento/ un giorno tenebroso/ si perse dentro un bosco/ oscuro e assai pauroso,/ ma quando un lupo grosso/ lo stava per mangiare/ un tale per salvarlo gli disse di viaggiare!
Il testo si trova su internet, purtroppo anche su qualche banco di scuola, è una canzone per bambini assai diffusa. Peccato che sia dell’illustre casa editrice Dehoniana,
https://www.dehoniane.it/8033576840253-angeli-di-dio, edizioni del Centro Familiare Casa della Tenerezza
L’antenata è la vincitrice dello Zecchino 2015:
° SOLISTA: L’ho vista quella volta, ed era venerdì,
Per me fu primo amore CORO: Per lei così così,1° SOLISTA: Poi un giorno mi ha salutato, CORO: E il nostro caro Dante rimase fulminato!1° SOLISTA: Questa è la verità! Io sono un gran poeta
Però se penso a lei, divento analfabeta. Non trovo le parole, non è più roba mia!
E sul Dante analfabeta per amore chiudo questo pezzo, lasciando alla ragione, alla fantasia e alla cultura di chi legge le opportune deduzioni e, spero, l’idear rimedi. Strano che nessuno abbia protestato seriamente: Dante è morto da un pezzo e non ha manager.
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


