MILANO – 6 agosto 2012, vigilia delle Olimpiadi di Londra: il marciatore italiano Alex Schwazer risulta positivo all’eritropoietina, un ormone glicoproteico prodotto dai reni e, in misura minore da fegato e cervello, che può essere utilizzato come sostanza dopante.
Lo sportivo ammette di aver realmente fatto uso di tale sostanza e sarà costretto all’esclusione dal gruppo degli Azzurri e alla squalifica per 3 anni e 6 mesi.
L’odissea del campione, però, non è iniziata nel 2012, bensì 4 anni dopo.
Era l’1 gennaio 2016 quando Schwazer viene sottoposto ad un controllo a sorpresa antidoping ad opera della Federazione Internazionale di Atletica Leggera (IAAF). Ci vorranno mesi prima che i campioni vengano analizzati e, proprio in quel periodo, l’altoatesino riesce a qualificarsi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.
Il 22 giugno la WADA (World Anti – Doping Agency) fa uscire il comunicato che Alex Schwazer è stato riscontrato positivo e viene, da recidivo, squalificato per otto anni. Come riferito dallo stesso Schwazer alla Gazzetta dello Sport, quando ha appreso della notizia della squalifica era in Brasile, “sul lungomare di Copacabana, sul tracciato dove il giorno dopo avrei dovuto correre la marcia. Dovevo tornare in aeroporto, rientrare in Italia con un’accusa ingiusta sulle spalle. E camminavo, piano, piano”.
Sin da subito la vicenda risulta essere poco chiara così come l’analisi dei campioni prelevanti sembra alquanto sospetta. La Procura di Bolzano aprirà una controanalisi dalla quale si evincerà che nei campioni analizzati ci siano quantità anomale di DNA. La posizione di Schwazer, però, non cambia: il campione rimane, agli occhi di tutti, “colpevole”.
Il mondo dello sport è sotto shock e, come un boomerang, ritorna alla memoria comune l’errore di Alex di quattro anni prima in occasione dei Giochi Olimpici di Londra e nello scandalo, sempre più grande, viene coinvolta anche la fidanzata di allora, Carolina Kostner.
Alex Schwazer non solo continuerà ad urlare a gran voce la sua innocenza, ma chiamerà ad allenarlo Sandro Donati, autore del libro “Lo sport e il doping”, che delinea un mondo sportivo fortemente fondato sull’utilizzo di sostante dopanti. È come se Schwazer volesse mostrare, con ogni mezzo a sua disposizione, la profonda distanza tra sé e quel genere di sostanze.
Da quel momento Alex ha iniziato la gara più faticosa della sua vita, quella contro la giustizia. In palio non c’erano medaglie né podi, solo la tanto agognata innocenza.
E pochi giorni fa, proprio nel periodo più difficile per lo sport in generale per via del Covid, Alex ha ottenuto la sua vittoria più grande: il Tribunale di Bolzano ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico del marciatore altoatesino per “non aver commesso il fatto”.
Alex ha raggiunto la verità che da tempo cercava.
Non si sa cosa succederà ora né quali provvedimenti legali prenderà il marciatore, ma certamente questa sentenza mette di nuovo in luce gli errori, le macchie dell’intera vicenda e i numerosi perché a cui nessuno ha mai dato una vera risposta.
Federica Cozzi


