Wednesday, September 09, 2026

Arte & Cultura

“Zona Rossa”: voci di dolore e speranza che i giornalisti Moroni e Troianello raccontano in un libro la vita nel cuore della pandemia

Novembre 30, 2020

Il 21  febbraio 2020, un venerdì. Il primo atto di una tragedia collettiva nella quale siamo ancora immersi: con la scoperta che, il giorno precedente, un uomo di 38 anni ricoverato  a Codogno era risultato contagiato, il Covid 19 entra  ufficialmente in Italia (le analisi diranno poi che in realtà il virus era già presente  da settimane) investendo dapprima il Lodigiano e poi tutta la Lombardia.  Ma presto dilagherà nell’intera penisola portandoci via  molte libertà e imponendo divieti e sacrifici fino allora impensabili. Le sirene delle ambulanze sono diventate la colonna sonora della vita quotidiana.

Gabriele Moroni

“Zona rossa. Testimonianze e storie dal cuore della pandemia” (Edizioni Meravigli pagine 160, 15 euro)  è il racconto  di tanti  drammi  raccolti da un capo all’altro della Lombardia dai due giornalisti de “Il Giorno”, Gabriele Moroni e Tiziano Troianello:  storico inviato del quotidiano il primo, l’altro caposervizio per l’edizione di Lodi,Pavia e Crema il quale, abitando proprio a Codogno, con la formula dello “smart working”,  ha potuto fornire in diretta ai lettori puntuali notizie dall’inferno della zona rossa.

Sotto il segno della paura e dell’angoscia di fronte a un “nemico”  in gran parte sconosciuto il libro disegna un mosaico composito. La catena di lutti,  gli ospedali in stato di emergenza,  gente asserragliata in casa, scuole, bar, negozi luoghi di ritrovo chiusi,  vie deserte,  le forze dell’ordine a pattugliare il territorio. E la rabbia, seguita da azioni giudiziarie, dei cittadini di Nembro e Alzano, in Valseriana,  contro le autorità che incredibilmente non hanno istituito la Zona Rossa nonostante i  focolai del virus accertati nella zona: “Tante vite potevano essere salvate”. Un’odissea che pare destinata a continuare  ancora chissà quanto, dopo la semitregua  estiva. 

Tiziano Troianello

Ma non sono le cronache di una resa. Come sottolinea nella prefazione il direttore del giornale Sandro Neri, da queste pagine salgono tante  voci di forza e di speranza: Alessandra  che mette al mondo la sua terza bimba all’ospedale di Cremona “perché – confida  a Moroni – andare altrove mi sembrava tradire la mia città”. Angelo, il medico bergamasco che, appena convalescente dal virus torna al lavoro in prima linea lasciando il respiratore a chi ne ha più bisogno. Il libraio di Magenta che consegna i libri a domicilio. I conforti religiosi portati  dall’infermiera Sangeetha a due malati gravi su autorizzazione del vescovo di Bergamo. Le sorelle Anna e Cristiana che si laureano alla Luic di Castellanza discutendo la tesi da casa.

E c’è la foto-icona di Elena, un’infermiera cremonese colta dall’obbiettivo mentre, stravolta dopo una notte di lavoro massacrante,  abbandona la testa sulla scrivania. Elena, Alessandra, Angelo e tutti gli altri, dicono Moroni e Troianello, “hanno vinto per sé e per tutti”.

Raffaele Biglia

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