La Borsa italiana chiude in rialzo venerdì 12 giugno, dopo la bufera del giorno prima. Debolmente positivo il Ftse Mib con 0,43%. Sul listino principale troviamo in rosso A2A (-0,4%), Azimut (-0,32%), Bper (-2,27%), Buzzi (-0,28%), Diasorin (-0,48%), Ferragamo (-0,88%), Ferrari (-0,2%), Generali (-0,04%), Leonardo (-0,51%), Nexi (-0,7%), Prysmian (-0,26%), Snam (-0,39%), Stm (-0,35%) e Unicredit (-0,11%). Hera, invece, termina la seduta in parità. I rialzi più consistenti sono quelli di Amplifon (+0,83%), Atlantia (+3,87%), Banca Generali (+3,51%), Banca Mediolanum (+1,53%), Campari (+2,05%), Cnh Industrial (+2,56%), Fca (+1,44%), Italgas (+2,71%), Mediobanca (+2,07%), Moncler (+1,1%), Pirelli (+1,17%), Poste Italiane (+1,53%), Saipem (+1,39%), Telecom Italia (+3,61%), Tenaris (+1%), Terna (+0,67%) e Ubi Banca (+0,6%). Il cambio euro/dollaro scende sotto quota 1,125, mentre lo spread tra Btp e Bund scende sotto i 189 punti base. Tra le occasioni da cogliere, Exor da tenere nel cassetto per un po’. E Tods, che secondo l’analista Massimo D’Ambrosio potrebbe rimettersi a correre, soprattutto nella veste di preda ambita da vari pescecani internazionali del luxury.

Soffrono ancora alcuni titoli bancari, dopo il crollo generale di ieri, in una settimana caratterizzata da molte prese di beneficio. La Consob sarebbe pronta entro la prossima settimana per il via libera all’Ops di Intesa San Paolo su Ubi Banca. In rosso Bper, col titolo che segna 2,3 euro per azione (-2,27%).Fra dieci giorni comunque sarà fuori dall’indice Ftse. Movimento laterale da pre-week end, per Fineco, che come molti altri titoli bancari ha cancellato la distribuzione dei dividendi a fine primavera.

Tuttavia la banca guidata da Alessandro Foti fa sapere che si organizza per riconsiderare lo stacco della cedola dopo l’assemblea dei soci di ottobre. Intanto gli istituti di credito retail sono sotto osservazione perché non stanno erogando i prestiti alle piccole e medie imprese secondo le raccomandazioni del governo Conte. Temono forse per il collasso degli utili 2020 dovuti alle future difficoltà delle imprese se ci sarà una fase Covid20? L’indice bancario europeo tra metà febbraio e metà aprile ha visto quasi dimezzare il proprio valore. Per il settore credito le attese sugli utili erano già state riviste al ribasso del 45% in tre mesi.
I livelli di inizio anno sono lontani circa il 30%, il recupero di redditività però è ancora possibile. Ma cosa faranno i risparmiatori rispetto a quella parte del mondo bancario che non staccherà la cedola 2020 neanche in autunno? Date retta a noi, il gran valzer delle fusioni bancarie deve ancora essere suonato.
Katia Ferri Melzi d’Eril

dir. Di Commodity World Weekly)


