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La meraviglia, un dono spesso dimenticato

Giugno 07, 2020

La meraviglia, un dono troppo spesso messo in un angolo buio, che non la si veda. Si crede che la meraviglia sia riservata ad eventi straordinari, rari. Dura una volta: l’evento speciale, una volta consumato, non è più tale. Se si ripete più volte diventa routine.

La meraviglia è la percezione del miracolo, il miracolo in cui e di cui viviamo. È un miracolo la nascita, un miracolo il respiro. Il seme che sboccia nel fiore. Le margherite che vanno a nanna e si riaprono al mattino. La meraviglia dell’essere vivi. Meraviglia è amare la vita, sentirsi parte dell’universo, che è anch’esso un miracolo, e stupirci con un grazie per le innumerevoli realtà che non abbiamo creato e che ci sono offerte. Noi i miracoli non li possiamo fare, al più rimaneggiamo l’esistente in nuove forme. Se di fronte a un prodigio di scienza o tecnica ci stupiamo, proviamo un sentimento misto: ammirazione, presunzione, soggezione. Meraviglia che riempie il cuore è percezione della vita, miracolo donato. La capacità di meravigliarsi è un dono, in quest’epoca, una virtù. La fretta la esclude. Il baccano anche. La confusione la sotterra. Meraviglia nasce da uno spazio interiore limpido e libero. In questo spazio ogni vita è un miracolo, non c’è posto per la crudeltà e la guerra. Neppure i bambini hanno più la meraviglia: adulti superficiali e frettolosi li hanno abituati alla fretta, a riempire ogni spazio con qualcos’altro che loro stessi.  Li hanno abituati alla noia, invece che alla scoperta. Basta saper guardare le nuvole, e la noia non trova posto. Perfino nel lockdown ci si è affrettati a riempire il tempo, senza educarci ed educare ad osservare con mente libera. La disposizione alla meraviglia può salvare dalla depressione, dall’ansia, dall’ira.  Ci vuole silenzio, e dare spazio al tempo, quello spazio in cui un attimo vale l’infinito. Inutile dire che se gli adulti e le scuole e la società tutta la permettessero, il mondo sarebbe più felice. Abbiamo mancato l’occasione. “Laudato sii, mi’ Signore, cum tutte le tue creature….”

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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