MILANO – L’11 settembre di vent’anni fa il mondo ha assistito a ciò che avrebbe irrimediabilmente stravolto la storia contemporanea: due aerei si schiantarono contro le Torri Gemelle e uno contro il Pentagono in un attacco terroristico che provocò la morte di 2996 persone, tra cui 19 attentatori kamikaze.
L’operazione terroristica è di Al Qaida e il mandante è Osama bin Laden.
Cosa accadde subito dopo, però, non è così risaputo: “Prendete bin Laden, voglio la sua testa in una scatola da mostrare al presidente degli Stati Uniti”. Era questo l’ordine che il capo dell’agenzia di spionaggio (CIA) aveva dato ai membri del Nalt – “Northern Afghanistan Liaison Team” – il gruppo di operativi destinato a muovere la guerra in Afghanistan per vendicare l’attentato che aveva colpito l’America.
Gli operativi dell’agenzia arrivano in Afghanistan una settimana dopo con un elicottero di fabbricazione russa il cui codice identificativo è “91101”, 11 settembre 2001, oggi esposto nel memoriale della Central intelligence agency a Langley come simbolo e ricordo di quanto accaduto.
Sono proprio lì perché i talebani afghani offrono protezione al leader di Al Qaida.
Nel giro di poche settimane arriveranno in Afghanistan anche i Berretti Verdi, le forze speciali USA, e da quel momento inizia la vera e propria invasione statunitense del Paese.
Ad oggi sappiamo che gli americani non riusciranno a trovare Osama bin Laden in Afghanistan, ma che la cattura del leader di Al Qaida dovrà attendere 10 anni circa.
Gli americani si sono trovati coinvolti in una guerra estenuante, la più lunga nella storia degli Stati Uniti d’America, costata oltre mille miliardi di dollari, ben più di quanto costano i fondi del Next Generation EU per tutti i paesi europei. Da questa guerra, l’amministrazione di Joe Biden ne è voluta uscire definitivamente ordinando il ritiro delle truppe americane dal territorio afghano. Da questo punto di vista è emersa una grande continuità tra Trump e Biden: l’attuale presidente USA aveva più volte menzionato il disimpegno americano da questa guerra che definisce “lunga e lontana” e, inoltre, gli Stati Uniti non considerano più quella regione strategica come lo è stata in passato.
Ad oggi, la ripresa dell’Afganistan da parte dei talebani è arrivata alla velocità della luce ma, come sostiene Anthony Blinken , nuovo segretario di Stato Usa, “Il ritiro è una di quelle occasioni in cui bisogna sperare che il consiglio dato al presidente si riveli, a lungo termine, quello giusto. È una dura decisione quella che il Presidente Biden ha dovuto prendere, speriamo sia la migliore”.


