Sanità & Salute
Sanità: intervista a Elisabetta Garavaglia responsabile di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Sesto San Giovanni dove le donne si sentono a casa loro
A prima vista sembra una giovane specializzanda per l’energia che trasmette ma lei, Elisabetta Garavaglia, è il direttore di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, uno dei reparti di eccellenza del nosocomio sestese. In uno dei pochi momenti di pausa (e in questo periodo sono veramente pochi) l’abbiamo incontrata per conoscerla meglio e parlarci del suo reparto.

– Dottoressa Garavaglia, vedo sulla scrivania una bellissima scultura che rappresenta la maternità, da dove arriva?
“Arriva dalla Costa D’Avorio, mi è molto cara perché l’ha portata fin qui una suora missionaria. Io, per un caso, sono diventata punto di riferimento per le suore di un convento della Bergamasca che operano anche all’estero, me l’hanno donata in segno di riconoscenza”.
– Lei ha accettato questo incarico a settembre come si trova?
“Sono arrivata con una esperienza di venti anni al San Raffaele, dunque ho portato con me molte cose positive ma a Sesto ho trovato un valore in più: il personale che lavora qui, oltre ad essere professionale, riesce a far sentire in famiglia le nostre pazienti ed è per questo che voglio valorizzare il reparto ma non voglio superare certi limiti perché poi si corre il rischio di cadere nella spersonalizzazione.”
– Ho visto in sala di attesa molte donne che certamente provengono da altri paesi, questo comporta delle difficoltà?

“Si, soprattutto in questo ultimo anno segnato dal Covid. Vede, noi spieghiamo a voce e negli scritti quanto è fondamentale fare certi tipi di vaccinazione in gravidanza, l’anti Covid, l’antinfluenzale, l’anti pertosse primi fra tutti ma, parlare lingue diverse certo non ci aiuta. E d’altra parte, invece, è importantissimo che la madre si vaccini per poter trasmettere al bambino gli anticorpi che lo tuteleranno nei primi mesi di vita“.
– Anche nel suo reparto le nascite sono in calo?
“Eh certo, come pensa che oggi si possa progettare una gravidanza con serenità? Al di là dei costi, le mamme che lavorano vivono con angoscia le feste o l’estate visto che gli asili nido comunali chiudono per lunghi periodi. Spero che si prendano provvedimenti a sostegno della maternità in tempi rapidi”.
– Quali sono i progetti che lei vuole sviluppare o creare?
“Cominciamo da quest’ultimo punto. Voglio costruire, approfittando di ben sei nuove assunzioni, una rete territoriale che grazie ai nostri nove consultori e ai 12 poliambulatori deve offrire una assistenza di primo livello: visite ginecologiche, esami di base, gravidanze non a rischio, contraccezioni, menopausa. In questo modo, l’ospedale può garantire esami più complessi, interventi chirurgici, percorsi terapeutici per casi di maggiore entità. Ecco che potremo parlare di protocolli clinici condivisi e anche di organico condiviso, non sarebbe strano trovare lo stesso specialista una volta in ospedale, una volta nel poliambulatorio.”
– E la Direzione sostiene questo progetto?

“Sì, anche perché c’è una sensibilità particolare verso queste tematiche, noi abbiamo tre donne alla guida a cominciare dal direttore generale di Asst Nord, Elisabetta Fabbrini.”
– E anche tra i suoi medici, c’è una prevalenza femminile?
“È una prevalenza che non sorprende perché sono di più le donne che si laureano e che si specializzano. Ma è giusto che sia così. Non si tratta di sostenere ragioni di genere, è palese che un ginecologo donna può condividere meglio l’esperienza di una donna che partorisce o che entra in menopausa.”
– C’è spazio per altro nella sua vita?
“Beh veramente dal primo settembre ad oggi ho dedicato tempo ed energie a questo incarico. Mi piacerebbe fare qualche giorno in montagna. Chissà..”
A cura di Alessandra Rissotto



