Un fenomeno, quello della prostituzione, che aveva costretto già re Carlo di Borbone, nel 1737, ad intervenire drasticamente per frenare gli «eccessi di libertinaggio a cui son giunte le meretrici di questa
Fedelissima Metropoli». Lo farà cercando di relegare i traffici sessuali in alcune zone circoscritte: a Porta Medina, all’Olivella (dietro Montesanto), a Porta Nolana, alle Fontanelle (nella zona di Santa Maria della Vita) e soprattutto al Borgo Sant’Antonio Abate. Si faceva divieto, poi, di frequentare le zone di Chiaia (piuttosto affollata di lucciole e clienti) e di Capodimonte (dove c’era l’altra Reggia). L’editto diffidava i proprietari di case di affittare o semplicemente rinnovare la locazione a meretrici e protettori. Dure le sanzioni: perdita dei canoni non corrisposti, confisca dell’abitazione e addirittura il carcere. Ma il fenomeno era talmente esteso e incontrollabile che il sovrano fu costretto ad emanare nuove, rigide disposizioni negli anni seguenti, in particolare per combattere il moltiplicarsi di particolari «osterie» (dette «Casini«) che favorivano gli incontri e per evitare che dai Quartieri Spagnoli (un postribolo già dal Cinquecento) continuassero a riversarsi decine e decine di fanciulle sulla nobile strada di Toledo. Tutto inutile!
Banda emanata pro ex-estrabatione meretricium edita anno 1737.1738


